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Cimitero per animali: anche Piacenza ne ha bisogno. Appunti per il futuro sindaco

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C’è una proposta, già ignorata in passato, che è quanto mai attuale e necessaria: un cimitero per animali domestici. Un luogo a cui non si vorrebbe pensare quando ci si specchia per la prima volta negli occhi di un cucciolo o di un gattino, tuttavia desiderato nel momento del dolore, per cercare di limitare lo strappo e ricordare nel tempo il proprio amico a quattro zampe.

Il futuro sindaco di Piacenza – che sarà votato tra meno di tre mesi – dovrà fare i conti con la determinante fetta di popolazione degli animali da compagnia, o almeno dei loro padroni. E questa è una carta che potrebbe influenzare in modo concreto la campagna elettorale. Per chi accusasse di eccessivo sentimentalismo, trascurando il valore educativo che un animale ha per un bambino, o per un anziano cui riempie gli attimi di solitudine, si valuti il problema igienico e pratico: in assenza di un cimitero, le spoglie vengono incenerite insieme all’immondizia domestica, gettate nel cassonetto e seppellite nei giardini, alla stregua di un rifiuto.

 Dal punto di vista amministrativo, il passaggio principale sarebbe l’approvazione di un regolamento e di una variante urbanistica, così da permettere l’insediamento di un impianto di questo tipo. Qualche anno fa, attraverso i social, il piacentino Alberto Fermi lanciò una bozza dell’idea: nessun costo per il Comune, ubicazione in area periferica e affidamento, tramite gara, a un privato, che potrebbe predisporre una gamma di servizi e prezzi concordati, nonché facilitazioni per i proprietari a basso reddito e per coloro che sostituiscono l’esemplare deceduto presso un canile o un gattile. Non solo: il gestore assicurerebbe il recupero della salma presso l’abitazione o il veterinario, la cancellazione del microchip, l’espletamento delle pratiche del caso, l’inumazione, la manutenzione e, a richiesta, lo spargimento delle ceneri. Oggi, però, a Piacenza non è possibile.

Uno dei fattori che misura la distanza tra politici e cittadini è proprio l’attenzione che (non) viene posta nei confronti degli animali da compagnia, ai quali la maggior parte dei piacentini sembra profondamente affezionata: nell’ultimo anno, sono state organizzate numerose raccolte firme per chiedere l’apertura delle aree di sgambamento, ad esempio in via Maculani o nel quartiere Besurica. Nonostante la crisi economica, le famiglie spesso sono disposte a fare dei sacrifici per tutelare la salute dei propri animali. Il rapporto nazionale di Legambiente pone Piacenza all’ottava posizione nazionale per presenza di animali domestici, rilevando un “fido” ogni sei abitanti, e al nono gradino per la restituzione o ricollocazione dei cani abbandonati.

Il cimitero non è una novità in altre città italiane. Il campo di Pavia, realizzato all’interno di uno spazio di proprietà dell’Amministrazione, con oltre 3.500 metri quadrati di superficie, può ospitare migliaia di animali di ogni dimensione, ad un costo per utente di 180 euro per sei anni, eventualmente rinnovabile. A Modena è stata data l’autorizzazione ai privati di sottoporre il progetto agli uffici pubblici. A Trieste, cani, gatti, criceti e uccelli da gabbia possono beneficiare della sepoltura nelle zone propense, a condizione che un apposito certificato veterinario escluda la presenza di malattie trasmissibili. A Milano è stato inaugurato nel 2015, dove l’assessorato ha stipulato una convenzione che consente di contenere i prezzi a seconda della ricchezza. Si contano ulteriori strutture a Pescara, Reggio Calabria, Bologna, Caserta, Ferrara, Bari, Sassari. Ad Aulla è addirittura interamente gestito dal Comune. Non si tratta di un “capriccio”, bensì di civiltà e rispetto: un animale entra nella sfera affettiva dell’uomo al pari di chiunque altro. Forse, molto di più.

Thomas Trenchi

Classe 1998, giornalista professionista dell'emittente televisiva Telelibertà e del sito web Liberta.it. Collaboratore del quotidiano Libertà. Podcaster per Liberta.it con la rubrica di viaggi “Un passo nel mondo” e quella d’attualità “Giù la mascherina” insieme al collega Marcello Pollastri, fruibili anche sulle piattaforme Spreaker e Spotify; altri podcast: “Pandemia - Due anni di Covid” e un focus sull’omicidio di via Degani nella rubrica “Ombre”. In passato, ideatore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato anche alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni” e co-creatore di "Eravamo come morti - Testimonianza di Enrico Malacalza, internato nel lager di Stutthof". Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Nel maggio del 2022, insieme ai colleghi Marcello Pollastri e Andrea Pasquali, ha curato il libro-reportage "Ucraina, la catena che ci unisce", dopo alcuni giorni trascorsi nelle zone di guerra ed emergenza umanitaria. Il volume è stato pubblicato da Editoriale Libertà con il quotidiano in edicola. Ecco alcuni speciali tv curati per Telelibertà: "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste in occasione della festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019; “I presepi piacentini nel Natale del Covid”; “La vita oltre il Covid” con interviste a due piacentini guariti dall’infezione da Coronavirus dopo dure ed estenuanti settimane di ricovero in ospedale; il reportage “La scuola finlandese” negli istituti di Kauttua ed Eura in Finlandia.