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Col diabete e senza aereo: Pelizzeni racconta il “suo” giro del mondo

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«Mi chiamo Claudio, ho 32 anni, sono stato un bancario per caso, mentre sono sempre stato un viaggiatore per passione. Razionale, ma anche sognatore, amo la vita e credo fortemente che la stessa possa regalare alle persone che inseguono le proprie passioni le opportunità di realizzare i propri sogni».

pelizz.jpgCosì Claudio Pelizzeni si presentava sul suo blog Triptherapy prima di intraprendere il proprio viaggio intorno al mondo il 4 Maggio 2014. Un’unica condizione: nessun volo aereo. Una sfida durata 1000 giorni che neppure il diabete, con cui convive da sempre, ha potuto fermare. Un’occasione per conoscere e soprattutto per conoscersi. “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.” (Le città invisibili, Calvino).

Quale città nel tuo caso ha risposto meglio alle tue domande?

«Credo Kathmandu, in Nepal. In quel periodo stavo viaggiando velocemente, un po’ per i visti, un po’ per una voglia irrefrenabile di viaggiare. Kathmandu è l’ombelico di numerosissimi viaggi, spesso si parte o si arriva in questa città. Per me non era né un inizio né una fine, ma ha rappresentato un nuovo punto di partenza perché da lì molte cose sono cambiate e perché luoghi come il Nepal e l’India mi sono entrati pesantemente nel cuore».

Spesso hai parlato di un fuoco interiore che ti ha spinto nel tuo viaggio: ora dove ti porta?

«Sempre in Nepal ho seguito un corso di meditazione, dieci giorni di assoluto silenzio: una delle sfide più difficili, ma anche più gratificanti del mio percorso. Per poter rispondere al meglio a questa domanda dovrei aspettare di completare un altro corso qui in Italia: non ho mai avuto veramente il tempo di pensare con calma, anche se su quel treno Milano-Piacenza che mi ha riportato a casa ho realizzato di aver portato a termine uno dei più grandi sogni della mia vita. Ho ancora tanti obiettivi e proprio per questo ho bisogno del corso: per sentire di nuovo la mia voce interiore».

Il tuo blog: l’hai vissuto come un diario personale o un modo per metterti in relazione con gli altri e mostrare loro gli effetti del tuo viaggio?

«Un po’ entrambe le cose. Inizialmente ho informato il mio diabetologo della decisione. Dopo una chiacchierata con lui sono venuto a conoscenza che non tutti siano in grado di “vivere bene il proprio diabete”. Da lì, l’idea di pormi come testimonianza. Il blog mi ha aiutato nei momenti in cui volevo rinunciare al mio viaggio e l’affetto dei followers mi ha spinto a non mollare. Come direbbe Alexander Supertramp “Happiness is real only when shared”».

Quando hai sentito di voler mollare?

«Ho avuto alcune crisi in Nepal e a Buenos Aires. Fondamentalmente le cose che mi sono mancate di più sono state il rapporto con i miei cari e il poter parlare la mia lingua. Per quanto conoscessi sia l’inglese sia lo spagnolo mi serviva quella conoscenza esperienziale di una lingua che si può apprendere solo vivendo le sfumature del linguaggio quotidiano».

C0709T01-copia-1.jpgHai affrontato il viaggio da solo: questo ti ha permesso di trovare un equilibrio mente- corpo, considerando anche il problema del diabete?

«Sì, ho trovato il mio equilibrio dopo circa 100 giorni di viaggio. Ovviamente ogni luogo richiedeva accorgimenti diversi, ma grazie al mio diabetologo e nutrizionista sono sempre riuscito a cavarmela. Inoltre, posso dire di aver trovato un equilibrio anche con la natura. In alcuni momenti difficili, è proprio nella natura dove mi sono rifugiato per vedere le cose da un altro punto di vista».

Il tuo viaggio si è svolto così come avevi pianificato?

«No, è cambiato praticamente tutto. Prima di partire avevo pianificato il mio viaggio, specialmente la parte in Asia. A causa di diversi problemi ho dovuto rivoluzionare completamente anche il mio percorso in Asia: visti scaduti, esperienze sfortunate, ma anche colpi di fortuna. Sicuramente ho imparato a vivere questi cambi non come una seccatura, ma delle opportunità. Il lusso del tempo mi ha fatto percepire tutto in maniera differente».

Vivere più di viaggio che di soldi. Vivere con meno di €15 al giorno è stato possibile?

«Io sono partito che €15 euro al giorno corrispondevano a $19: ma poi l’euro è crollato! Quindi ho perso circa $3000 di budget. Nel frattempo ho iniziato a vendere i miei video a Licia Colò e mi sono ritrovato ad avere un po’ più di soldi, nonostante sia sempre stato attento a fare le scelte più economiche, concedendomi ogni tanto qualche sfizio».

Quale è la tua opinione sui confini?

«Per me non dovrebbero neanche esistere i confini. Quelli politici dovrebbero essere aboliti se solo vivessimo in un mondo perfetto in stile Imagine all the people, ma rimane utopia».

Cosa ti discosta e cosa ti accomuna dal personaggio di Alexander Supertramp, protagonista di Into the Wild?

«Penso la ricerca della verità. Nel mio caso stavo stavo cercando la felicità, ma credo vada di pari passo. Lui è stato estremo per la sua scelta di vita, forse a causa della rabbia che lo muoveva. La paura deve esistere e serve a farci compiere scelte più ponderate. Il mio consiglio rimane quello di chiarire tutto prima di partire per qualcosa di nuovo. Nonostante questo sono convinto che Alexander sia morto sereno e che il mondo abbia perso un’interessante evoluzione di un grande pensatore».

Chiara Serioli (redattore del giornale del Liceo Gioia “L’Acuto”)

L'Acuto è la testata studentesca del Liceo Gioia di Piacenza, che periodicamente condivide i propri approfondimenti con i lettori di Sportello Quotidiano.

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