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curiosità

La rivoluzione del drone. Cambiare prospettiva con un occhio ad alta quota

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4 minuti di lettura

Uno dei modi per misurare l’evoluzione umana è quello di seguire l’aspirazione al volo: quanto più l’uomo è riuscito ad alzare lo sguardo, tanto più si è affermato il progresso. Da sempre affascina l’idea di cambiare prospettiva, di rendersi conto della propria limitatezza e, in qualche modo, sconfiggerla. Oggi i droni permettono di portare gli occhi in cielo con maggiore facilità, ma è ancora un mondo tutto da scoprire. Si tratta di aeromobili privi di pilota, telecomandati a distanza, le cui dimensioni possono variare significativamente. Il piacentino Diego Ciciliati, agente di commercio, sta approfondendo questa realtà, «che nasconde potenzialità inimmaginabili, soprattutto a livello professionale».

Tra lui e i droni è stato un incontro casuale, ma fin da subito un amore a prima vista: «Tre anni fa nessuno sapeva cosa fosse un drone. Poi, lentamente, abbiamo assistito all’exploit nei negozi di elettronica, con in vendita prodotti per lo più di bassa qualità e scarsa sicurezza di volo. Nel 2014, durante l’attività lavorativa – ricorda Ciciliati -, dovevo operare un’ispezione al tetto di un cliente. Così, per evitare il costo e lo spostamento dei tecnici, pensai di utilizzare un drone. Da quel momento non ne ho più fatto a meno».

Ciciliati ha aperto la pagina Facebook “Drone FLY Italia”, un contenitore digitale che si muove «tra le immagini e le emozioni», cercando di dare forma – attraverso l’occhio del drone – ai progetti delle persone. «Che si tratti di sorvolare e riprendere uno stabile civile, industriale, militare o di creare missioni di monitoraggio, sono a disposizione», spiega Ciciliati, che progressivamente sta concentrando tutte le sue energie su questa passione. E presto potrebbe vederne ulteriori frutti: prossimamente prenderà parte a un programma televisivo nazionale. «Non mi sono accontentato del passatempo amatoriale, ma ho voluto assumere un taglio professionale. Ad esempio collaboro con i Carabinieri, per i quali effettuo delle ispezioni aeree prima di un intervento. È un grande aiuto per le Forze dell’Ordine, che quotidianamente rischiano la vita nell’interesse della popolazione».

Non è il solo utilizzo che Ciciliati riserva ai suoi droni: «È possibile effettuare la ricerca e il soccorso ai dispersi nei boschi, oppure controllare le centrali idroelettriche. Dopo l’alluvione di Piacenza nel 2015 ho contribuito a ritrovare un uomo scomparso, mappando – ossia riportando su mappa i dati geografici risultanti da un rilevamento – tutti i corsi d’acqua. Anche nel caso del cinghiale Agostino – l’ungulato intrufolatosi “clandestinamente” nel Parco della Galleana – era possibile intervenire con un drone, sorvolando l’area con una camera termica e localizzando l’animale. Il cielo dà all’uomo la possibilità di crearsi il proprio punto di vista, in terra invece ci sono dei limiti». Anche tra i pendii rocciosi della provincia piacentina il drone potrebbe rivelarsi un amico fedele: «Un paio di eliche sarebbero utili alle comunità montane per tracciare corridoi di volo e portare le medicine e i generi alimentari ai residenti più isolati»

Insieme al drone, Ciciliati non si è spostato “solo” qualche metro un po’ più in alto, ma anche in giro per il mondo: «Sto viaggiando in Italia nell’ambito della promozione turistica. Recentemente ho lavorato a Capri, per conto dell’Amministrazione comunale, dove ho scattato alcune fotografie panoramiche dell’isola. In Marocco ho visitato il deserto del Sahara accompagnato da un tuareg, vivendo per due giorni con una famiglia berbera. Ho comunicato a gesti, sembrava di essere in un’altra epoca: non hanno nulla. In questa esperienza ho girato immagini mozzafiato, tra le dune di sabbia. Forse a settembre raggiungerò la Cina e sorvolerò la muraglia cinese». Ciciliati pubblica quotidianamente su Facebook i fotogrammi che raccoglie ad alta quota.

«Pilotare un drone non è un gioco, ma un lavoro», sottolinea il piacentino, «perché anche in cielo vigono delle regole. L’immensità è un’illusione. Bisogna prestare attenzione agli aeroporti nei paraggi, per non disturbare le traiettorie di volo. Prima di decollare, ogni volta, avverto la torre di controllo di San Damiano per avere il via libera». Perciò Ciciliati ha scelto di organizzare dei corsi di pilotaggio «nei quali condivido errori e consigli maturati nel tempo. Quando si fa affidamento a un drone, è fondamentale imporsi delle regole».

Che costo deve avere un buon drone? «Minimo sui novecento euro. Io ne possiedo cinque o sei, altri li noleggio periodicamente e arrivano a pesare fino a trentotto chili. Uno di questi adesso si trova nel cratere del Vesuvio: passando sopra il vulcano, le interferenze del magma hanno fatto perdere il segnale e il velivolo è precipitato. Un drone, però,  non è solo un pezzo di ferro, ma uno strumento per trasmettere emozioni».

Thomas Trenchi

Classe 1998, è giornalista pubblicista. Collabora con il quotidiano Libertà e l'emittente televisiva Telelibertà. Ideatore e gestore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), responsabile della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018).