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Piacenza capitale della cultura 2020, Alberto Esse: «La candidatura è demagogia»

Procede la candidatura di Piacenza capitale della cultura 2020. A breve verrà presentato il dossier. Ma arrivano forti critiche dall’artista Alberto Esse.

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La candidatura di Piacenza a capitale della cultura italiana 2020 negli ultimi giorni ha subito una brusca accelerata, stimolata dall’appoggio trasversale della politica. Ieri mattina, presso l’auditorium Santa Margherita in via Sant’Eufemia, si è svolto il primo incontro pubblico tra il Comitato promotore (formato da Comune, Curia vescovile, Fondazione di Piacenza e Vigevano e Camera di Commercio) e le associazioni del territorio. Come responsabile del progetto è stato selezionato Paolo Verri, che a 27 anni è stato il più giovane direttore del Salone del Libro di Torino e attualmente ricopre la carica di direttore della Fondazione Matera Capitale europea della Cultura 2019.

«Apprezzo lo spirito di collaborazione che si è innescato sul territorio, con l’unico obiettivo di arricchire il proprio patrimonio. Piacenza dispone di risorse ed energie incredibili, ma intercetta solo il 5% degli otto milioni di potenziali visitatori», ha dichiarato Verri, che sta lavorando alla stesura del primo dossier di candidatura, da consegnare entro il 15 settembre al Ministero dei beni culturali, allegando la valutazione economico-finanziaria e l’elaborazione di una struttura articolata in grado di organizzare e monitorare gli eventi.

È una sfida ampia e ardua: sono infatti 46 le città in corsa per il prestigioso riconoscimento, tra cui le vicine Parma, Reggio Emilia e Scandiano. Entro il 15 novembre verranno scremate a 10. «Le dieci città scelte dovranno andare a Roma a spiegare tutti i progetti presentati. Vogliamo puntare su una serie di percorsi che vedono Piacenza come “crocevia”, anche nell’ottica del 2022, anniversario di costruzione del Duomo», ha chiarito la dirigente dei Musei civici Antonella Gigli. L’assessore alla cultura Massimo Polledri l’ha definito «un banco di prova da cogliere per riscoprire la nostra vera identità».

Non a tutti, però, piace il cammino intrapreso verso il 2020. Alberto Esse, operatore artistico e membro della Consulta della Cultura, sta portando avanti una dura critica contro le intenzioni di questa Giunta: «Piacenza capitale della cultura 2020: una bella pensata, ma nella pratica è solo una proposta demagogica. Chiunque abbia una qualche nozione di cultura e arte sa benissimo che Piacenza non ha nessuna possibilità di spuntarla per la semplice ragione che allo stato dei fatti non è una capitale della cultura».

Esse elenca le motivazioni per cui, secondo lui, la candidatura di Piacenza non avrebbe sufficiente ossigeno. «Perché non ci si inventa, dall’oggi al domani, capitale della cultura con qualche uscita estemporanea, ma lo si diventa con un lungo percorso di attività e di esperienza in questo campo, che Piacenza non ha provenendo da decenni di disattenzione al settore, di immobilismo e di ristagno da parte delle amministrazioni. Perché non basta il patrimonio monumentale ed intellettuale, che Piacenza in effetti ha, ma occorrono una visione e un programma oggi inesistenti. Perché per diventare capitale della cultura bisogna sapere di che cultura si parla, per esempio se si vuole essere la capitale della cultura della paura, del razzismo, della xenofobia o la capitale dell’apertura mentale e dell’accoglienza. Soprattutto se si vuole essere la capitale della cultura come fattore di crescita umana e sociale – così prevede la nostra costituzione – o la capitale della cultura come motore del marketing, del commercio e del turismo».

«Il fatto che fino ad ora, nel processo attuale di candidatura, siano stati privilegiati i soggetti economici – in modo assolutamente bipartisan – rispetto agli operatori culturali e artistici, e il fatto che nessuno dei gruppi di lavoro sia dedicato alla cultura come promozione umana e sociale, è chiarificante sulla concezione che muove e che ha mosso l’attuale amministrazione comunale e le precedenti», conclude Alberto Esse, che già nelle scorse settimane ha inferto una serie di colpi all’assessore Massimo Polledri. «Per questo, al di là delle buone intenzioni e della buona fede di alcuni attori, questa candidatura è oggettivamente fumo negli occhi dei cittadini, con cui i partiti – in modo consociativo – vogliono nascondere il loro sostanziale disinteresse nei confronti della cultura e dell’arte».

Thomas Trenchi

Classe 1998, giornalista pubblicista. Redattore praticante dell'emittente televisiva Telelibertà e del sito web Liberta.it. Collaboratore del quotidiano Libertà. Ideatore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), responsabile della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Per Telelibertà, ha curato lo speciale "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste realizzate durante la festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019.