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curiosità

Dal Maracanà al Madhouse, dal Quincy al People. Le storiche discoteche piacentine

FauziaEBon ripercorre i nomi e i luoghi delle discoteche piacentine che hanno aperto e chiuso nel corso degli anni. Un mosaico di ricordi indimenticabili…

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7 minuti di lettura

Oggi censimento!

Peta, non cominciate a contarvi figli nipoti cani gatti e piumati vari che non è quel censimento lì.

Trattasi di un censimento particolare, siamo sul filone musicale ultimamente e non mi si schioda la testa da lì quindi forse avete intuito vero cosa sono andata a censire, no?

Esatto. Quelle. Censimento di tutte le disco di Piacenza e provincia.

Quelle di noi degli anni delle discoteche, tanto per far vedere a questa nuova generazione di giovani che par che ballano solo loro che da qualcuno il DNA l’han preso, si era mica proprio dei disperati noi, noi siamo stati il mito.

Solo che a metà dell’opera ho ciapè uno stramlone perché non finisce più! Quindi adesso voi vi mettete giù comodi un poco come volete, chi fa yoga si può anche mettere a testa in giù, fatti vostri ma prendetevi tempo, ne servirà.

Iniziamo.

Gli albori parigini della discoteca

La premessa che noi si ballava un poco in tutti gli spighi (gli angoli insomma) la salto perché per creare il giusto pathos alla faccenda vi racconto la storia bene.

Si comincia a Parigi, il tutto nasce lì nel 1954 al “Le Whisky a gogo” di Paul Pacini. Questo genio ha un’intuizione da genio e fa la bella pensata di togliere dal suo locale l’orchestra e passa a “mettere su i dischi” per far ballare. La musa che lo ispira (c’è sempre una musa, per forza) è una giovane show girl di origine belga dal nome d’arte “Regine”. In un anno il locale prende il suo nome e diventa “chez Regine”, lei diventa famosa ovunque e questa mecca della musica è tutt’ora un locale cult. Da noi in Italia la cosa prende piede a metà anni ’60 dapprima nei luoghi delle vacanze e dei bagni termali (le SPA di una volta) per poi invadere completamente tutti gli angoli possibili e immaginabili. Si ballava anche nei campi, autoradio sulle auto, portiere e baule aperti e giù tutti in strada a saltare a tempo di musica.

Il ricordo disordinato dei locali piacentini

E da noi? Tanto come i funghi! Ogni “ballabile o balera” si cambiò d’abito seguendo i dettami dello stile della cara dj parigina, divanetti, luci solo sulla pista musica e specchi! Questa era la base. Da lì il mondo.

Il Maracanà divenne La Sirenella e poi cambiò abito e nome in Caprice. La Bussola divenne Athena e poi Vega, nella via dell’innominabile piacentino. Lo Sporting di via Roma diventa il Top Town. In via Calzolai si balla all’Astoria, sul Facsal al bar Americano all’aperto e anche il Boeri si muove a ritmo disco. Apre il primo locale mito: il People. L’hanno poi rinominato ma come il People nessuno mai, nessun nome ha avuto lo stesso fascino.

La richiesta aumenta, la città si adatta

Mancano spazi, la richiesta in città è alta, in galleria San Donnino c’è l’Haig, in via San Siro spunta un club, il Ciao Ciao, il Club68 alla Galleana che è un ibrido tra il nightclub e una discoteca ma non bastano, ne vogliamo di più, il Nautilus al grattacielo apre una sala sotterranea, un bar di cui non ricordo il nome in viale Dante fa lo stesso pensiero. Lo scantinato più ampio della città apre in vicolo Serafini con il nome di Robespierre (aveva i telefoni sui tavolini o ricordo male?). Questo detiene a tutt’oggi il primato dei cambiamenti di nome, io ricordo un Dogana delle Forme e un Dogana Serafini poi perdo le tracce, forse Clessidra? Anche in piazza Borgo c’è un locale dove si suona dal vivo e si balla sotto, ora è lo Chez Moi ma prima? Datemi una mano, trovatemi quel nome! A Borgotrebbia c’è il Quincy che poi diventerà il Decò. Dietro a quello che ora è Unieuro c’era il Madhouse, a San Nicolò c’è Il Giardino, un dancing estivo ma non basta e aprirà un altro locale entrato nella storia, Il Comoedia, figosissimo.

Anni prima anche Gossolengo ci provò con un locale, La Ruota; persino a Pittolo in estate al pomeriggio si ballava, c’era il Gallo Nero! A fine anni ’80 a San Lazzaro vogliono ballare anche loro e apre l’Onix. Negli anni ’80 Rivergaro imperversa come località turistica nostrana e il Portichetto apre una taverna sotto al ristorante, il Sottosopra; davanti al Castellaccio spunterà il ByMe, ma il locale cult delle estati piacentine resterà lui, il Sonnambula, topico dall’esordio, il venerdì notte era il mio, immancabilmente, dall’inaugurazione.

Per ballare si è disposti ad andare fuori città…

Ma per ballare bene si è disposti a fare chilometri, si esce dalla città e si va al Majorca a Codogno, a Casalpusterlengo bello c’era l’Insomnia poi apriranno il Roller, a Cremona il Play Boy in galleria e il Nuvolari… Ma noi? A Castelvetro c’era il Bulli&Pupe, il Trifoglio a Monticelli che poi deve esser diventato il Cellophane; il Mulino sul Po ogni tanto dava cenni di vita ma quelli della Bassa avevano il mitico Fillmore a Corte, a Busseto il Mondo Blu, ricordo l’Open Space, il Piccadilly era lì? Fiorenzuola si difendeva sempre bene con lo Scacco, il MyWay; il Caminetto era il Kursaal? Il Galaxy a Fidenza.

Ma ne abbiamo avuti ancora e ancora!

A Tabiano? WeelClub. Castell’Arquato? Il mitico Parco delle Driadi si sentiva fino a San Giorgio se l’aria tirava bene. E Carpaneto? 24milabaci, prima o dopo il Kontatto? Ricordo un Verdeluna ma forse sogno… Alla diga c’era mica il Ranch?

La Valnure offriva del suo: a Farini qualcosa con le Rose, a Ferriere il Roan; top l’Hollywood a Vigolzone, a Podenzano il Giardino dell’Hawaii. Scavalliamo e andiamo a Bobbio: ricordate il Gong? Poi uno Chalet della volpe al Penice? E a Cassolo? Mai stati allo Slalom a far casino? O a Travo all’Europlay?

Ancora più in @@lo ai lupi? Zavattarello! Era il Milleluci? C’è ancora? A Castelnuovo vicino a Borgonovo il Koala. Pecorara? Mesa verde giusto? Castello! Il King, che era l’area22 o il Royal. Sarmato con il pluri-frequentato e ancora in auge Pierrot che prima era il Frog poi ha aperto una parte che si chiamava il Siglo de la Reina.

Che tempi… pensate che a Dolgo – no dico: Dolgo! – c’era Il Faro. A Rivalta abbiamo aperto l’Avila e a Caratta una roba che era tipo La Risa del Trebbia, Ancarano aveva La Dama azzurra… Poi mi ricordo un Baja Latina, un Diedron, un Paradise, il Cecil, il Tucano, il Sandalo Cinese ma chissà dov’erano! E per chiudere in bellezza… a Riva di Pontedell’Olio? Ricordate qualcosa? E chi si è dimenticato del Bartolo? Si si, il Bartolomeo in via San Bartolomeo a Piacenza! Dai dai datemi una mano, ancora, ancora! Perché ne avevamo ancora!

Il 17 novembre ritorna il People

Ora chiudo con due cose. Anzitutto, con un grazie immenso a chi ha raccolto quasi tutte queste perle di informazioni, al curatore del tesoro del tempo che fu e che mi ha regalato il modo per poter raccontare questa parte di vita della nostra città. Grazie a Ivano Zangrandi e a tutti gli utenti del suo bellissimo gruppo, Dialët Piasintëin su Faccialibro. Senza di loro non l’avrei cavata fuori nemmeno tra dieci anni questa storia.

La seconda ma non meno importante è che tra pochi giorni, per una sera sola, si torna a casa… Che casa? Il People! Venerdì 17 novembre 2017 lo riaprono per una sera da People. Io vado, come potrei non andare? Il Dj sarà Vaccari come da manuale. Cosa dite, facciamo una serata scendendo ancora le scale del nostro People? Ci vediamo là!

(La rete e i social sono una grande invenzione che serve anche a questo, a tenere viva la storia e le conoscenze di tutti noi. Trattiamola con rispetto e usiamola bene).

FauziaEBon

Admin di varie pagine Facebook e influencer dei social network piacentini, si definisce «una con un caleidoscopio al posto del cervello, che vede tutto strano. Vedo fare cose fatte per dissimulare, per non fare le cose che invece si dovrebbero fare ma che sono scomode da applicare a questo mondo senza più coraggiosi. Ho iniziato a scriverne, a modo mio, per ribellione. Voglio farvi sorridere per mostrarvi e farvi riflettere su ciò che ci vogliono vendere per buono ma che invece è amarissimo».