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“Piacentini, sveglia! Non ignorate il Museo della Merda”. Il commento di FauziaEBon

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Quante volte ho sentito sussurrare che a Piacenza mancano i mecenati che portino in alto il nome di questa nostra dormiente cittadina. Questo sonno che ci ha colpito è talmente profondo che nemmeno ci accorgiamo di quanti mecenati abbiamo invece. Esatto,nemmeno lo sappiamo. Gente che investe su di noi e ci qualifica nel mondo.

Oggi provo a farvene comprendere uno tra i più sfacciati e coraggiosi, un imprenditore che vuole trasformare la nostra terra partendo dall’agricoltura ecologica e dal futuro. Sfrontatamente, aprendo il Museo della Merda, Gianantonio Locatelli ci sta dimostrando quanto oro abbiamo e purtroppo ignoriamo. Forse perché crediamo che sia solo Merda?

1500 quintali trasformati in metano producono 3megawattora impiegabili per dare luce a un paese di 3000 persone. Come la ricaviamo questa energia?

Centrale nucleare? Centrale elettrica? Usiamo il petrolio? Pannelli solari? No.

Trasformiamo in energia un escremento animale, normalmente considerato uno scarto. Stallatico. Letame. Merda. Di questo materiale ne abbiamo in abbondanza. Più del petrolio?  Credo proprio di sì. Ma non inquina. Comprendo la vostra perplessità per l’argomento che sono andata a tirare a mano ma di questo trattiamo oggi, di un combustibile naturale che viene trasformato in energia per dare calore e luce. Ce n’è tanta, è ecologica, e non ha odore! Non ci credete? Se si toglie il gas, non ha profumo. L’odore lo senti solo dove ci sono le mucche. Sono andata là ad annusare. Sconvolgente. Niente puzza. Benvenuti nel Museo della Merda di Castelbosco, nel Comune di Gragnano Trebbiense.

Trasformazione della natura in carburante energetico: geniale!

Inutile credo dirvi che l’azienda di cui vi parlo – l’AGT di Gianantonio Locatelli – è un capolavoro tra arte, architettura e zootecnia veramente d’avanguardia. Inutile anche dire che dovrebbe essere meta di gite scolastiche educative per tutte le scuole, cominciando dai piccini. Quindi lo scopo ecologico dell’impresa credo sia chiaro ed evidente: riciclo, trasformazione della natura in carburante ecologico. Che non inquina! Semplicemente geniale.

Ma i geni non si fermano perché come ben sapete la scienza per essere compresa va spiegata in modo semplice e ha bisogno di prove inconfutabili. Come hanno fatto qui? Dall’azienda ecologica al museo il passo è breve.

Cosa si nasconde nel Museo della Merda?

Nel museo viene spiegato attraverso l’arte l’importanza di questo “materiale” che da sempre nei secoli dei secoli ha aiutato, curato, scaldato, arricchito la vita di noi umani. C’è la storia, la natura, l’alchimia, la medicina olistica, la dimostrazione con un impianto di riscaldamento installato nel suo interno. Il tutto accompagnato dall’arte

L’arte apre la mente di norma. Ogni forma di arte serve a far uscire l’umanità dal pensiero ordinario, donando cultura. Il museo ha scopo educativo e dimostrativo. Eleva questo bistrattato escremento al rango che gli compete. In pratica è oro. Anzi, per l’umanità è più importante dell’oro. Questo “oro marrone” – la merda, appunto – è stato trasformato anche in intonaco, in laterizio, in mattoni, in oggetti di uso comune, in arredo urbano.

Pensate che la Svezia, quella che ci ha battuto alla qualificazione dei mondiali, quella che ci vende mobili a quintalate da settant’anni, quella avanti anni luce a noi, ha comprato una installazione urbana per il suo parco qui, da noi. Cioè abbiamo venduto qualcosa noi a loro, incredibile! Nulla di strano invece e loro lo sanno, siamo contornati da secoli da materiale naturale e non esiste nessun materiale naturale al mondo che non contenga merda. Se non la contiene non è naturale.

Anche il nostro cibo. Tutto il nostro cibo, prendiamo ad esempio ortaggi e verdura, per trasformarsi in prodotto commestibile deve essere concimato. Se non volete mangiare cibo artefatto dovete concimare come? Con il letame.

Divagazioni. Torniamo al punto.

Gianantonio Locatelli: un genio incompreso…

Il Museo della Merda val la pena di essere visitato a mio avviso anche solo per gustare il video “Resurrection”. Sempre sconvolgentemente istruttivo. Potete accomodarvi sulla riproduzione di un tipico wc e guardalo in pace. Anche questo a suo modo geniale no?

Ma il genio ha commesso un grande errore. Ha voluto regalare al territorio piacentino la sua scoperta, la sua idea, ha voluto provare a far diventare i piacentini meno ordinari.

L’errore è stato quello.

Locatelli è un imprenditore lombardo. L’avesse fatto a Milano. L’avesse fatto a Parma.

Ci sarebbe la fila là, sapete? Avrebbero già trovato il modo di usare la sua idea. Già.

E noi? A ma noi no! A noi la merda? Ma siamo mica matti! Vorrete mica anche andarla a vedere una cosa così! Noi siamo la città delle volpi, vuoi che si vada a vedere qualcosa di geniale? No no!

La cosa è talmente incredibile per me che non me ne capacito, seguo le vicende internazionali dall’inaugurazione e continuo a ripetermi “siamo una città di ignoranti”. Ma stavolta ve la spiego.

Expo 2015, un’occasione persa per promuovere il riuso dello sterco

Locatelli apre questo museo (l’azienda c’era da tempo) nel 2015. Tra tutto quel che verrà ricordato di quell’anno la cosa che più resterà bene o male nella storia del mondo sarà Expo in Italia. Tema di Expo 2015? “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Questa scelta voleva trattare delle tecnologie, dell’innovazione, della cultura, delle tradizioni e della creatività legati al settore dell’alimentazione e del cibo.

Cominciate a collegare?

Dai… ci arrivate?

No?

Allora vado avanti.

Avevamo a disposizione un museo appena aperto praticamente da usare per promuovere Piacenza nel mondo collegandolo a Expo, facendo vedere la tecnologia e l’ecologia con cui un

territorio agricolo come il nostro potrebbe guardare al futuro.

Avevamo un padiglione nostro. Solo Piacenza lo aveva.

L’avesse avuto Parma…

Ma lo avevamo noi e da buone volpi come facciamo sempre con qualsiasi impresa venga tentata o aperta da noi abbiamo massacrato tutto e tutti. Non che le istituzioni nostrane siano state lungimiranti sia chiaro, nemmeno chi doveva occuparsi di cultura e promozione territoriale ha capito una beata viola.

Abbiamo fatto sei mesi a pomodoro, pizza e ad offrire da mangiare a mezzo mondo.

Non è servito al territorio. Non è servito ai piacentini. Non è servito a Piacenza. Sarebbe bastato portare là un pezzo dell’impianto di trasformazione. Sarebbe bastato usare l’oggettistica prodotta dal Museo della Merda. Avremmo avuto file di curiosi e interessati, avremmo iniziato a cambiare. Anche noi.

La zolla sembrava fatta apposta per questo scopo. Dalla terra e dagli animali il cambiamento del modo di vivere per il pianeta, per un futuro migliore.

Ma non fermatevi, immaginatelo.

Pensate l’interno della Zolla come ad un mega display multimediale che insieme al territorio mostrava anche come il nostro territorio potrebbe essere trasformato in etica eco per la vita di tutti.

L’avete immaginato? Non l’abbiamo fatto. E no. Noi abbiamo perso anche quel treno.

“Ecco, ci hanno rubato anche la Merda”

Nel 2016 l’idea di Locatelli è stata premiata al “Milano Design Award” con questa motivazione: ”Per il racconto di un processo di grande complessità ed innovazione, capace di destabilizzare la percezione comune. Il percorso didattico scardina tutti gli stereotipi didascalici per proporre un percorso sensorialmente rilevante, che promuove una nuova visione della cultura del progetto”. L’ha saputo tutto il mondo. Tutto! Se parlavano di futuro, di tecnologia o di ambiente, tutto il mondo citava questa realtà piacentina nel 2016.

I piacentini cosa hanno fatto invece? Hanno riso. Beata ignoranza… E secondo voi, come finirà tutto ciò? Come tutte le cose che abbiamo avuto. Inevitabile. Se ne andrà? Vi faccio una previsione da sfera magica?

Oh sì sì, vedrete che diventerà famosissimo tra noi piacentini appena lo porteranno a Cremona o altrove. Perché allora sì che potremo finalmente fare l’unica cosa che sappiamo fare oltre al denigrare: potremo fare la nostra lagnanza. E faremo ridere tutto il mondo che sentirà ogni piacentino piagnucolare così: “Ecco, ci hanno rubato anche la Merda”.

FauziaEBon

Admin di varie pagine Facebook e influencer dei social network piacentini, si definisce «una con un caleidoscopio al posto del cervello, che vede tutto strano. Vedo fare cose fatte per dissimulare, per non fare le cose che invece si dovrebbero fare ma che sono scomode da applicare a questo mondo senza più coraggiosi. Ho iniziato a scriverne, a modo mio, per ribellione. Voglio farvi sorridere per mostrarvi e farvi riflettere su ciò che ci vogliono vendere per buono ma che invece è amarissimo».

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