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Michele Minneci, frontman della Bandaliga: «Non scimmiotto Ligabue, ma lo reinterpreto»

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«Non ho alcuna crisi di personalità». Michele Minneci sorride e mi rassicura subito sul suo stato di salute mentale: nella musica e nella vita quotidiana ha ben chiari i suoi capisaldi personali, pur impersonando quasi tutti i week end Luciano Ligabue con la Bandaliga (una tribute band attiva dal 2000 che riproduce dal vivo i brani del cantante di Correggio).

«Ho scoperto per caso di cantare in modo simile a Ligabue. Quando suonavo la chitarra nella mia prima band, provai a cantare a causa dell’assenza di un ragazzo. Mi accorsi subito di avere una forte analogia con Luciano», sottolinea Minneci. «Ho sempre cercato di mantenere questa somiglianza vocale spontanea, senza esercitarla. Anzi, ho addirittura provato a discostarmene, per evidenziare maggiormente il mio timbro in un cd inedito che ho pubblicato poco tempo fa».

«Facciamo oltre centoventi date durante l’anno, sia sulle feste estive che nei locali al coperto in inverno. In settimana non proviamo mai perché, trovandoci sul palcoscenico ogni week end, siamo in costante allenamento. E poi si tratta di testi e musiche scritte da Ligabue, che noi dobbiamo “semplicemente” applicare», mi racconta di fronte a un Camparisoda nel bar di fiducia a pochi metri dal casello autostradale di Fiorenzuola d’Arda.

Mentre gli altri membri sono piacentini (Simone Solari, Marco Bruschi e Valter Pavana Bonetti), Minneci è l’unico “straniero” della Bandaliga: proviene da Como, dove gestisce insieme alla famiglia un bar in periferia.

Provo a indovinare: sull’insegna hai messo il nome Bar Mario,  il locale di “Certe Notti” in cui Ligabue si riuniva da giovane con gli amici. 

«No, a mio padre purtroppo non piace Luciano».

E tu sei un suo fan?

«Inizialmente lo ascoltavo di rado. Poi c’è stato il boom, non smettevo di far passare i suoi dischi. Ora invece, cantando i suoi brani ogni settimana, nei giorni liberi preferisco spaziare su altri artisti, anche internazionali. Non fremo per Ligabue, di cui comunque ho assistito ad almeno sette concerti dal vivo. Ho gusti variegati, mi piace anche Vasco Rossi».

Cosa ne pensi dell’ultimo concept album di Ligabue “Made in Italy”?

«Non mi entusiasma, lascia il tempo che trova. Preferivo il penultimo, “Mondovisione”. Credo che anche Luciano se ne sia accorto, avendo iniziato a ridurre dalla scaletta live i pezzi di “Made in Italy”. Anche noi, durante i concerti della Bandaliga, stiamo eliminando i brani di questo album. La gente non li segue, forse perché non lo rispecchiano realmente. Temo che il suo animo rock stia scemando, ma spero che torni presto sul suo cammino».

Hai mai conosciuto Ligabue dal vivo?

«No, mai. Collaboriamo con Max Cottafavi, uno dei suoi chitarristi. Tempo fa abbiamo suonato anche con Federico Poggipollini. Una volta abbiamo recapitato a Ligabue un sacchetto di peperoncino coltivato dal nostro bassista. L’ha apprezzato».

Come si è incrociato il tuo destino con quello della Bandaliga?

«Ci siamo incontrati grazie a internet. Il vecchio agente della Bandaliga cercava una nuova voce per la band. Ha visto i miei video e mi ha contattato. Sei anni fa infatti lavoravo in una tribute band locale, poi per fortuna è arrivata questa chiamata importante».

Ha rappresentato un salto di qualità?

«Assolutamente sì. La Bandaliga ha più forza commerciale, viene ingaggiata in diverse province del Nord».

Dove riscuotete più successo?

«Direi che siamo apprezzati sopratutto a Bergamo e a Piacenza. Ma ci muoviamo pure su Parma, Verona, Reggio Emilia, Como… ».

Qual è il posto più bello in cui avete suonato nel piacentino?

«Il Fillmore era splendido, è stata senza dubbio la location migliore».

Perché è scorretto dire che nelle tue performance imiti Ligabue?

«La mia è un’interpretazione. Analizzo le movenze e le peculiarità di Ligabue, ma non le scimmiotto. Replico alcune sue gestualità, come la tendenza ad allargare le braccia o a suonare la chitarra, ma aggiungo anche i miei caratteri personali influenzati da alti gruppi rock, soprattutto inerenti al vestiario. Ultimamente ho smesso di usare gli stivaletti del Liga, indossando le scarpe da ginnastica».

Dicci le prossime date da segnare sul calendario.

«Il 23 dicembre la Bandaliga sarà al Kiosko in via dei Pisoni a Piacenza. A Capodanno suoneremo al Field a Carpaneto. Vi aspettiamo!».

Thomas Trenchi

Classe 1998, giornalista pubblicista. Redattore praticante dell'emittente televisiva Telelibertà e del sito web Liberta.it. Collaboratore del quotidiano Libertà. Ideatore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), responsabile della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Per Telelibertà, ha curato lo speciale "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste realizzate durante la festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019.

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