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Luigi Rabuffi, il consigliere comunale su due ruote: «Immagino una città senza macchine»

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Zero gradi sul termometro. Pioggia incessante. Umidità oltre il novanta percento. Ma il consigliere comunale Luigi Rabuffi, con l’ombrello nella mano sinistra e il manubrio nella mano destra, arriva in bicicletta all’appuntamento sotto il Municipio. «Non ho più visto gli altri politici muoversi in bici, tranne il grillino Andrea Pugni, anche se in campagna elettorale si facevano fotografare sulle due ruote. Io non posso fare a meno di questo mezzo, non utilizzo mai la macchina». Rabuffi non risparmia una stoccata ai colleghi del consiglio comunale, dove siede tra i banchi dell’opposizione come unico rappresentante della lista civica Piacenza in Comune.

Mi accoglie nel suo studio al primo piano di Palazzo Mercanti, in una stanza che s’affaccia su via Calzolai. «È un panorama splendido, vengo qua praticamente ogni pomeriggio. Riesco a concentrarmi meglio sulla mia missione civica. Sto imparando di più in sei mesi di consiglio comunale rispetto a due anni da assessore. Approfondisco tutte le tematiche, differentemente alle deleghe specifiche ricoperte in Giunta», spiega Rabuffi, che nel 2014 si è dimesso come assessore dell’amministrazione Dosi «per visioni divergenti sugli obiettivi di mandato». Dietro alla sua poltrona ha appeso un poster di Piacenza in Comune e una bandiera della CGIL. «Ho stuccato i muri e sistemato il locale. Voglio tappezzarlo con gli stemmi delle associazioni, a casa ho uno scatolone da svuotare».

Noto subito un dettaglio insolito: indossa una giacca marrone, una tonalità troppo sobria per chi è abituato alle sue casacche azzurre o gialle sgargianti. «Così porto un po’ di luce in un consiglio comunale tenebroso. E poi ho sempre addosso la divisa grigia della Polizia Provinciale», aggiunge sorridendo Rabuffi, che da Commissario si occupa della lotta ai crimini ambientali. Non a caso, quando parla di inquinamento s’infervora.

È possibile accostare Piacenza al concetto di mobilità sostenibile?

«L’utopia risiede nella testa della gente. Tutto è possibile. Ho in mente una città che si offre al futuro, dove non entrano le automobili. La struttura urbana di Piacenza, che in fin dei conti è un centro storico esteso, permetterebbe di chiudere l’accesso al traffico locale, affidandosi solo al trasporto pubblico, alla bicicletta, ai parcheggi scambiatori e a minicar elettrici. Insomma, sul modello di tante realtà nordeuropee che prestano più attenzione al rispetto delle regole e della natura».

Cosa non va nel trasporto pubblico locale?

«Vorremmo un servizio autobus efficientissimo, ma al tempo stesso riempiamo le strade di automobili. Il traffico è elevato, quasi impraticabile. Dobbiamo far capire ai cittadini che il trasporto pubblico è utile, comodo e sostenibile. Le corse dovrebbero diventare gratuite, o per lo meno ad un costo simbolico di un euro per tutta la giornata».

Conciliare le necessità di bilancio e un taglio drastico del prezzo del biglietto dei pullman sarebbe fattibile?

«Certo! Gli autobus circolano comunque, che siano pieni o vuoti. Gli autisti ricevono lo stesso stipendio. Il chilometraggio è identico, i costi di manutenzione e il rifornimento pure. Bisogna privilegiare tutte le fasce economiche, come viene fatto a Londra. A Piacenza l’impiego del trasporto pubblico sembra un fattore sociale, destinato a pochi. Le conseguenze dell’inquinamento sulla salute sono troppo gravi per essere ignorate».

Nelle linee di mandato della Giunta Barbieri si fa riferimento a nuove opportunità come il car pooling, il car sharing e il bike sharing. 

«Sono i soliti messaggi lanciati nel vuoto. Sono curioso di vedere come li tradurranno in pratica. Se l’Amministrazione fosse stata coerente, non avrebbe riaperto il doppio senso di marcia sul primo tratto di corso. Hanno dimezzato la pista ciclabile e raddoppiato la carreggiata per le automobili: un gesto incoerente agli slogan ambientalisti. Il centro è una camera a gas. Anche l’idea di anticipare di un’ora l’apertura della ZTL è una follia, che darà un lasciapassare totale agli automobilisti».

L’Amministrazione sta valutando di non rinnovare le agevolazioni gratuite per i bus a tutti gli over 65, indirizzando questo beneficio a determinate fasce di reddito. È d’accordo?

«Attendo di vedere come si concretizzerà. Dobbiamo combinare delle agevolazioni trasversali. Vorrei che la gratuità riguardasse anche gli studenti. Molte famiglie in difficoltà pagano abbonamenti troppo onerosi. In consiglio comunale mi sono astenuto».

Lunedì ha presentato un’interrogazione sull’inceneritore di Borgoforte. 

«Sì, è una tematica a me cara. Prima delle elezioni avevo manifestata insieme a Legambiente fuori dalla Provincia per chiedere al sindaco Dosi di sospendere l’attività dell’inceneritore. Era presente anche Patrizia Barbieri. Il piano regionale prevede la chiusura dell’inceneritore, che non dovrebbe più poter bruciare i rifiuti urbani. Quest’ultimi – secondo il piano – dovrebbero essere sparsi in strutture territoriali più moderne. Ma temo che ciò non avverrà: l’inceneritore continuerà a funzionare con i rifiuti speciali, convertendosi in una forma di business. In più, ci sarà un passaggio spropositato di camion. La vera sfida è quella di dismettere totalmente la sua funzione e aumentare la raccolta differenziata domestica».

Manca il coraggio per proiettarsi in questo senso?

«C’è un conflitto di interessi. Se Iren promuovesse davvero la raccolta differenziata, quali rifiuti brucerebbe? E senza l’inceneritore, come verrebbe alimentato il termoriscaldamento? Per me l’inceneritore è stato un passo in avanti che ha rimpiazzato le discariche. Ma ora dobbiamo evolvere e mettere in circolo meno pattume. Nel mio garage ho i bidoni differenziati in vetro, plastica e umido».

Cambiamo argomento. La maggioranza del Consiglio Comunale ha espresso parere contrario alla Legge Fiano, che inasprirebbe le pene per apologia di fascismo. Come giudica questa scelta simbolica?

«Il consiglio si è dimostrato anticostituzionale, ovvero in contrasto con i principi del nostro Paese. Non auguro il male ai fascisti, preferisco dialogare e ragionare. Tuttavia li ritengo incandidabili».

In campagna elettorale la sua lista era sostenuta da Rifondazione Comunista. Si definisce un comunista? 

«Sì, se s’intende un politico che ha a cuore il bene comune, la socialità, la comunione… Non sono un estremista. Al di là delle ideologie, pochi giorni fa mi ha telefonato una signora per ringraziarmi dell’opposizione alla chiusura del centro prelievi in via Nasalli Rocca. Queste sono le soddisfazioni che contano».

Thomas Trenchi

Classe 1998, giornalista pubblicista. Redattore praticante dell'emittente televisiva Telelibertà e del sito web Liberta.it. Collaboratore del quotidiano Libertà. Ideatore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), responsabile della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Per Telelibertà, ha curato lo speciale "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste realizzate durante la festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019.