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Casa dell’autismo a Piacenza, ci siamo quasi. Ecco l’idea (regalo) di Natale per sostenerla

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L’associazione Oltre l’autismo di Piacenza è una delle più attive, energiche e determinate del territorio. E vedendo cosa si inventa ogni anno per raccogliere fondi, si può ben dire che è anche in grado di portare avanti un marketing territoriale che spesso e volentieri manca a molte amministrazioni locali.

Ma è Natale, quindi accantoniamo le polemiche e concentriamoci sulla loro ultima iniziativa: un cofanetto commemorativo che ha per tema la nostra città, il quale contiene “Dentro la sera”, cd musicale realizzato e donato dal pianista e compositore piacentino Pietro Galizzi (prodotto da Mario Fargetta) e una tazza ornata da un pentagramma in cui, al posto delle note, vi sono alcuni monumenti storici. All’interno troviamo poi il “Piacerino”, cioccolatino prodotto dalla pasticceria Falicetto (nata a Piacenza nel 1985). Dove acquistarlo? Come sempre nella casetta che si trova in Piazza Cavalli insieme al mercato natalizio e in seguito nelle varie parrocchie piacentine.

Per questo motivo abbiamo colto l’occasione di intervistare la presidentessa di Oltre l’autismo, Maria Grazia Ballerini. Non solo per l’idea regalo ma perché continua ad avanzare un progetto ancora più ambizioso chiamato “Casa di vita”, cioè la costruzione sul territorio di un centro residenziale per soggetti autistici, diurno, flessibile e polifunzionale, a servizio dell’intera provincia che oggi ne è sprovvista, in condivisione con l’azienda Ausl e le istituzioni.

Prendiamo l’argomento alla lontana. Come si suddivide l’autismo?

«Se parliamo di quello grave si riconosce da quando sono molto piccoli. Già a due anni un occhio attento lo riconosce. Mentre se ci spostiamo all’alto funzionamento è più difficile da identificare. Per cui si manifesta pienamente quando sono molto più grandi».

Che numeri avete?

«All’Ausl di Piacenza parlano di 180 sotto i 18 anni e un altro centinaio sopra la maggiore età. Però siamo intorno ai 280-300, sicuramente. Che non è un numero così piccolo. Anche perché, rispetto ad altre patologie, curare un autistico è come prendersi in carico 50-60 diabetici, proprio per la gravità, per l’impegno e l’intensità di intervento. Sia a livello sociale che sanitario».

La cerimonia al Conservatorio Nicolini

Qual è il più grande impedimento per un autistico grave?

«La mancanza della parola. E anche laddove riescano a dire qualche parola è difficile che possano comunicare con gli altri in modo adeguato. E poi non hanno interessi uguale a tutti gli altri, sono metodici, ripetitivi, per loro è difficile entrare nelle logiche del nostro mondo. Ma se aiutati hanno grandi capacità. Nel momento in cui iniziano a comunicare, o verbalmente o con frasi scritte, si abbassano i comportamenti problematici. Se seguiti dagli educatori, con i quali si instaurano bellissimi rapporti, che strutturano gli ambienti e il tempo libero, riescono in tante attività. E acquistano sempre più autonomia e fiducia».

Proprio in questa direzione andrà la “Casa di vita”, che potrebbe risultare decisiva per fare un passo avanti importante, non solo nel supporto a questi ragazzi ma anche alle loro famiglie.

«Siamo al tavolo con Ausl e Comune per concretizzare questo progetto. L’autismo è stato riconosciuto come una disabilità con caratteristiche proprie. Quindi con necessità diverse e ha bisogno di percorsi specifici. Queste persone devono essere seguite da educatori preparati e in spazi adatti. Da qui l’idea di un centro residenziale, di cui Piacenza è sprovvista, molto flessibile: con opportunità per ragazzi e le loro famiglie».

Può farci qualche esempio di sostegno, in particolare alle famiglie.

«Li chiamiamo progetti sollievo. La domenica possiamo mangiare una pizza insieme e poi il ragazzo rimanere a dormire qualche giorno nella Casa di vita. Oppure se un genitore ha bisogno di sostegno perché si è ammalato o ha esigenze di lavoro, può lasciarlo qualche ora o anche di più presso il centro. Senza contare le emergenze. Noi non abbiamo un luogo in cui lasciare i nostri figli. All’ospedale non è possibile. E i genitori sono impegnati sempre 24 ore su 24. Questo è il sollievo più grande, sapere di non essere soli. In più i ragazzi imparano a staccarsi dalla famiglia e a rendersi un po’ più autonomi. Quelli più gravi potranno rimanere in modo fisso, per gli altri verranno attivate iniziative che li possano aiutare a migliorare a riempire il tempo. Alcune famiglie hanno a carico anche 2-3 fratelli nelle stesse condizioni, quindi potete comprendere quale impegno comportino».

Se potesse rivolgersi ai piacentini che vi vogliono aiutare cosa direbbe?

«Abbiamo sempre bisogno di sostegno. Se vogliono farlo attraverso l’acquisto del cofanetto sarebbe già tanto perché ci abbiamo lavorato con passione e lo abbiamo fatto visto che sentiamo intorno a noi una città che si sta lentamente sensibilizzando sul tema. E poi vorrei dire che tutto quello che portiamo avanti è per i ragazzi autistici, visto che la nostra associazione conta 60 famiglie con le stesse problematiche. Questi ragazzi non possono comunicare ma non sono invisibili. Sono persone come noi, con la stessa dignità».

Gianmarco Aimi

Muove i primi passi alla Cronaca e dopo un anno passa alla Libertà. Nel frattempo entra nella redazione di Radio Sound. Da sei anni collabora con il Fatto Quotidiano e attualmente dirige le riviste Soccer Illustrate e Sport Tribune, oltre a essere tra i contributors di Riders magazine.

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