Seguici su

testimonianze

“Il salumaio” di Manuela Cornelli –  In questo filo d’erba non scorre più linfa vitale

Agli inizi del Duemila, Manuela Cornelli partecipa a un concorso letterario sull’apparenza. In quel periodo sta convivendo con una creatura scomoda: l’anoressia, che diventa protagonista dei suoi testi autobiografici. Oggi, dopo dieci anni di lotta, n’è uscita alla grande e ha accettato di condividere le riflessioni di diciassette anni fa con i lettori di Sportello Quotidiano.

Pubblicato il

IL SALUMAIO

Anche stamattina devo andare a prendere il pane e, visto che per domenica ho in programma di cucinare i pisarei e fasò, mi serve anche la famosa pista ad gràss. Il negozio che può accontentare entrambe le richieste è una gastronomia tuttofare ubicata in una ciottolosa via cittadina, gestita da una famiglia composta da padre, madre, figlio e figlia. Tutti molti cordiali, troppo cordiali, quasi devoti alla clientela.

Chi s’imbatte in questa loro smodata gentilezza deve avere capacità non indifferenti. Innanzitutto bisogna essere pronti ad accogliere la valanga di “ciao bellissima”, “ciao più bella del mondo”, “arrivederci sublime creatura” e così di seguito. Ma per chi, come me, non ha buoni rapporti con la propria persona può sembrare quasi una palese presa per il culo che si riesce comunque ad attutire. SorrIdo, sfodero frasi di circostanza imparate a memoria e me ne vado con i panini e il lardo.

Tutto si complica in presenza dei figli. Senza nulla togliere alle loro buone intenzioni mi sembra che esasperino leggermente il principio secondo cui “il cliente è sacro”. Pressappoco i fatti si svolgono nel seguente modo. Sono sulla soglia e sbircio dentro per vedere chi mi servirà e di conseguenza prepararmi psicologicamente alla venerazione. Sì, ci sono loro ed io non posso più fuggire; ho incrociato il loro sguardo e già mi sorridono amabilmente. Entro, un po’ scocciata un po’ preoccupata: che lo sketch abbia inizio.

Dopotutto posso affrontare questa recita grazie ad una sorta di autolesionismo ironico che da un po’ di tempo a questa parte risiede in me. Mi inoltro, cauta e pronta ad ogni tipo di ogni di super mega complimento che si prospetta all’ orizzonte. Faccine sorridenti che fanno capolino e là, tra il latte e i formaggi, un ragazzone tutto ornato di bracciali, collane, orecchini e due grossi pelosi basettoni che gli coprono le guance. E’ completamente bianco; grembiulino, pantaloni, cuffietta a norma d’igiene e i pluri-lodati zoccoloni da infermiere, quelle sottospecie di orride ciabatte con i buchini che fanno molto scugnizzo.

Nell’insieme davvero un bel personaggio, quasi un fumetto. Più nascosta, ma non per questo meno pericolosa, c’è Lei: l’esasperatrice dei concetti dotata di un tatto da far invidia ad una badilata di letame. Tutto accade in pochi secondi… sbuca fuori all’ improvviso e si avventa sulla preda, che poi sarei io. “Oh mio Dio come sei bella, guarda che fisico! A proposito, ti ho segnato il numero di telefono a cui rivolgersi per partecipare ad un concorso di bellezza su Canale 5. Ma dimmi un po’, come fai ad essere così magra? Devi svelarmi il tuo segreto!”.

Sono un po’ perplessa visto e considerato il mio abbigliamento: caschetto da scooter stile scodella, occhiali neri, guanti e la serie infinita di magliette, camicia e giubbottino anti-freddo. Il tocco finale è il borsone, che in diverse occasioni mi ha fatto scambiare per il postino. Ma a lei non importa e rincara la dose: “Sei stupenda, così esile come un filo d’erba”. Già, ma quello che ignora è che in questo filo d’erba non scorre più la linfa vitale. Cristo, non le viene in mente il famoso detto non è tutto oro quello che luccica? E poi che razza di luce posso emanare se non quella del mio colorito giallo-Simpson? Vabbè, anche oggi è andata; me ne vado con i miei acquisti accompagnata da un eco di domanda finale: “Ma tu li mangi i pisarei che cucini?”. Faccio finta di non sentire ed esco. La prossima volta andrò in pizzeria.

Manuela Cornelli

«Affrontai gli ultimi due anni di scuola superiore in piena anoressia. Nel 1998, durante l’esame di maturità, pesavo trentacinque chili. Mangiare solo una mela al giorno, rifiutando il pranzo e la cena, mi conferiva il potere di modellare il mio aspetto e di assumere la mia forma. Cioè una non-forma». Con i lettori di Sportello Quotidiano, ha accettato di condividere i racconti autobiografici sull'apparenza scritti agli inizi del Duemila, durante la lotta con l'anoressia.