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Centri aggregativi, l’appello di educatori e pedagogisti: «Serve meno superficialità»

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Un gruppo di pedagogisti e docenti – Alberto Gromi, Daniele Bruzzone, Bernardo Carli, Luciano Fornaroli, Pierpaolo Triani -, stamattina ha incontrato il vicesindaco Elena Baio, consegnando la seguente missiva in difesa dei centri d’aggregazione giovanile.


Siamo un gruppo di educatori e pedagogisti che hanno seguito con attenzione e preoccupazione l’evolversi delle decisioni della Giunta Comunale e del Consiglio Comunale relativamente ai centri di aggregazione giovanile denominati Spazio 2 e Spazio 4. Sappiamo che in questo periodo si sta studiando la formulazione di un bando per la gestione degli spazi suddetti.

Crediamo che un tema così delicato non possa essere risolto attraverso discussioni di carattere strettamente politico (quando non addirittura partitico), ma riponendo al centro la comprensione delle ragioni pedagogiche che stanno alla base di queste realtà, che costituiscono un nodo fondamentale della più vasta rete di promozione della crescita e di prevenzione del disagio che caratterizza il nostro territorio. Una rete che rappresenta un bene prezioso da alimentare e sostenere anche in ragione dei cambiamenti che stanno caratterizzando dal punto di vista sociale il nostro contesto urbano.

Occorre dunque evitare una lettura superficiale e porre al centro una seria riflessione pedagogica anche in ragione del fatto che la natura socio-educativa di tali spazi e il senso delle attività che vi sono svolte non sembrano essere del tutto chiare all’interno del dibattito che si è svolto in merito negli ultimi mesi.

Lontani dal voler alimentare la polemica in corso nei diversi ambienti, politici e non, ci preme offrire un contributo fattivo, forte dell’esperienza dei sottoscrittori, utile ad indirizzare le scelte che l’Amministrazione si appresta a fare.

Ci permettiamo quindi di sottoporre alla S.V. questo appello affinché si tengano presenti le inderogabili esigenze educative che spazi di questo genere comportano. Essi, infatti, non sono centri genericamente definibili come ‘sociali’, non rappresentano, come qualcuno ingenuamente può credere, strani posti lasciati alla libera gestione dei ragazzi, bensì un laboratorio di socialità, di creatività e di cittadinanza attiva, di collaborazione intergenerazionale, che costituisce l’esito di ormai una trentina d’anni di esperienze e sperimentazioni.

Vale la pena riassumere brevemente la definizione dei Centri di Aggregazione Giovanile (C.A.G.) così come scaturita fino dai primi anni del nuovo secolo dai tavoli di lavoro presso diverse realtà territoriali, incontri ai quali avevano partecipato autorevoli esperti ed operatori. Per “Spazio di aggregazione giovanile” si intende uno spazio polifunzionale, riservato ai giovani, in cui essi possano incontrarsi e intrattenersi per sviluppare competenze in attività di tipo creativo, culturale, ludico, di informazione e di formazione finalizzate alla promozione dell’agio e alla prevenzione del disagio.

Luoghi in cui, mediante il sostegno di giovani operatori, si lavora mirando all’empowerment delle competenze giovanili utilizzando le metodologie della programmazione dal basso, della progettazione partecipata e dell’educazione tra pari. In questo contesto l’aggregazione giovanile costituisce un significativo livello di protagonismo dei giovani e di prevenzione del disagio.

In questo contesto si insegnano nuovi linguaggi, si stimola la creatività, viene ampliato l’orizzonte di capacità tecniche ed espressive dei ragazzi.

Per riflettere sulla specificità delle funzioni educative di un CAG (Centro di Aggregazione Giovanile), si potrebbero richiamare diversi approcci teorici come quello della «pedagogia interazionale». In tale prospettiva, che valorizza particolarmente la centralità dell‘incontro e del processo comunicativo, l’esperienza educativa si definisce come processo di interazione comunicativa e sociale tra gli individui, la cui struttura viene considerata quella del porsi e del porre delle domande in una dinamica di elaborazione del senso regolata dal fatto che ci sia qualcuno disposto a prendersi la responsabilità di insegnare qualcosa e qualcun altro disposto a imparare da lui.

Nel rispetto di queste indicazioni, i centri di aggregazione giovanile attivati dal Comune di Piacenza da diversi anni:

– si sono rivelati un utile strumento per la socializzazione degli adolescenti e dei giovani piacentini, per lo sviluppo di iniziative ricreative e formative grazie al contributo di giovani educatori professionalmente preparati che hanno dato un respiro progettuale alle attività, hanno promosso la costruzione di gruppi “positivi”, hanno reso gli ambienti “puliti” e sicuri;

– hanno erogato un vero e proprio servizio indispensabile per una fascia della popolazione a rischio di devianza e per la quale spesso scarseggiano luoghi e opportunità di aggregazione, socializzazione e formazione;

– hanno collaborato con le istituzioni scolastiche su progetti nei quali hanno svolto il ruolo indispensabile di agenzie educative territoriali. Gli esiti di tale lavoro sono ben riconoscibili nel contenimento del disagio e nella diffusione delle buone pratiche. Nello specifico crediamo che Spazio 4 abbia rappresentato un nodo strategico nella rete educativa territoriale: significativa, a nostro parere, è stata, ad esempio, la rete di lavoro costruita con i Centri Educativi Calamita (Oltre), Stella Polare (Eureka), con gli educatori di strada e la Scuola A. Frank. Questa rete si è collaudata negli anni, e ha permesso di coinvolgere gli utenti non solo nella proposta di iniziative, ma anche nell’organizzazione delle stesse, e ha facilitato, al tempo stesso, l’integrazione dei ragazzi “di strada” (che abitualmente frequentano i centri aggregativi in modo libero) con i ragazzi iscritti ai centri educativi. Questa rete si è consolidata e allargata a quasi tutti i centri educativi della città, sia della fascia della scuola media che di quella delle superiori. Spazio 4 si è posto così al centro di una rete di collaborazione molto ampia, accogliendo diverse realtà: Raccolgo le idee, Cerchio Rosso, Spazio Belleville, Campo Sinti dell’Arco, Educatori di Strada, Centro Educativo Saranno Famosi, Centro Educativo Tandem, Comunità per stranieri non accompagnati Albatros, Centro educativo Pi-greco, Calamita, Stella Polare;

– i centri si sono distinti altresì nell’attività di prevenzione dell’uso delle sostanze psicotrope, nella promozione del successo scolastico e conseguente contrasto all’abbandono, nella promozione di una cultura della legalità e del rispetto tra pari, in opposizione al fenomeno del bullismo oggi dilagante tra adolescenti e giovani.

Crediamo che questa descrizione, pur sommaria, renda bene l’idea della funzione educativa e preventiva che un centro di aggregazione svolge. Rinunciare a realtà di questa natura avrebbe inevitabilmente almeno due effetti:

– il venir meno di una risposta strutturata, stabile e pedagogicamente costruita al bisogno di una parte del mondo adolescenziale, soprattutto quello più fragile ma non solo, di avere luoghi di riferimento in cui esprimere la propria creatività ma anche in cui sentirsi supportato e accompagnato dal mondo adulto;

– l’impoverimento della rete educativa territoriale e l’aumento della fatica delle scuole, delle famiglie, dei servizi educativi nel loro insieme per far fronte al complesso dei bisogni educativi degli adolescenti.

Ciò che perciò oggi maggiormente preoccupa non è tanto il cambiamento dei soggetti addetti alla gestione, il cui contratto è scaduto, ma la possibilità che siano messe in atto modifiche di tale portata (più fasce di utenza, progetti in minor misura adeguati alla domanda giovanile, abbassamento dei requisiti e delle competenze richieste ai gestori e agli operatori, rinuncia alla presenza di educatori professionalmente preparati) da snaturarne l’identità fino a porre in dubbio l’efficacia delle azioni provata in questi anni.

Si ritiene altresì che decisioni così importanti su temi tanto delicati possano essere prese in una linea di continuità con le esperienze positive del passato e con il coinvolgimento attivo di quanti, nella nostra città, hanno maturato esperienza di studio e di gestione delle problematiche e delle risorse della realtà giovanile, al fine di non assecondare, in questa fase di riprogettazione, posizioni meramente ideologiche o suggestioni equivoche che impedirebbero di valorizzare davvero l’esperienza acquisita dai giovani e da quanti li affiancano da anni nei loro percorsi di crescita.

Ci permettiamo quindi, in conclusione, di raccomandare il rispetto di tre principi fondamentali che dovrebbero essere accolti nel bando:

– rispettare la specificità socio-educativa dei centri di aggregazione giovanile e la loro natura di ambienti destinati all’animazione e all’accompagnamento educativo degli adolescenti e dei giovani;

– riconoscere l’esigenza che i centri giovanili abbiano come operatori degli educatori professionalmente preparati ;

– riconoscere l’importanza di sentirsi parte di una rete territoriale educativa.

Altresì ci permettiamo di fare alcune proposte in ordine ad una condivisione territoriale delle azioni e delle politiche educative:

– si alimenti in città il confronto tra le diverse realtà che operano educativamente con gli adolescenti anche attraverso la costituzione di tavoli di lavoro comune;

– si continuino a svolgere e si potenzino momenti di restituzione pubblica delle attività e dei progetti realizzati nei Centri di Aggregazione.