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«Attrezzare i parchi pubblici con giochi per bambini diversamente abili»

Il dottor Gianni Finetti, presidente piacentino dell’A.FA.DI. (Associazione Famiglie Disabili): «Per il bambino il gioco corrisponde allo strumento per entrare nel mondo fuori da sé, nel mondo dei genitori che lo proteggono e nel mondo dei coetanei coi quali vivrà gran parte della giornata».

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«Attrezzare i parchi pubblici con giochi per i bambini diversamente abili». È l’oggetto dell’interrogazione presentata dal consigliere comunale Giulia Piroli (Pd), che ravvisa la necessità di «realizzare anche a Piacenza campi gioco in grado di offrire reali opportunità di fruizione a tutti i suoi frequentatori, con particolare attenzione alle persone con disabilità in un’ottica di inclusione della fruizione, senza separazioni o distinzioni generate dalla realizzazione di giochi specifici per bambini diversamente abili, o di aree “ghettizzate” dedicate espressamente ai soggetti con bisogni speciali».

«L’importanza del gioco, dello svago e delle attività ludiche o ricreative è sancita anche dall’Onu nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia del 1989, principio rafforzato dalla più recente Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite. Gli Stati aderenti devono adottare ogni misura legislativa e amministrativa idonea ad attuare i diritti riconosciuti in questi provvedimenti universali», spiega Piroli. «Al parco giochi del Facsal, nel 2015, è stato installato un seggiolino da altalena idoneo per bambini disabili grazie alla donazione di un privato. Occorre, però, fornire una risposta più sistematica alle necessità delle persone disabili, non solo affidandosi a singoli gesti di generosità. Chiedo al sindaco se intende provvedere all’acquisto di nuovi giochi per i giardini che ne sono sprovvisti, programmando anche la loro messa a dimora durante le future riqualificazioni di aree verdi o sostituzioni di attrezzature esistenti».

Giocare è una cosa seria. Le risposte dell’Associazione Famiglie Disabili

Il dottor Gianni Finetti, presidente piacentino dell’A.FA.DI. (Associazione Famiglie Disabili), ha condiviso alcune valutazioni sul tema. «Per il bambino il gioco corrisponde allo strumento per entrare nel mondo fuori da sé, nel mondo dei genitori che lo proteggono e nel mondo dei coetanei coi quali vivrà gran parte della giornata. Di conseguenza la predisposizione di spazi idonei e numerosi in città per facilitare l’aggregazione dei bambini può essere intesa come un test per valutare l’impegno di tutta la comunità educante. Per i soggetti disabili, in particolare, date le loro difficoltà motorie o relazionali, la presenza e il coinvolgimento negli spazi di gioco comuni e normali costituisce un contesto inclusivo spontaneo e semplice, ma intenso perché sollecita le dinamiche emotive di tutti i presenti.  La possibilità di partecipazione dei disabili negli spazi gioco comuni costituisce poi una rassicurazione per i loro genitori».

L’inclusione dei soggetti disabili, tuttavia, non si esaurisce nel predisporre alcuni campi gioco.  «Coinvolge i genitori, i compagni, gli adulti, le istituzioni, le strutture educative nelle realtà quotidiane. Una particolare attenzione va dimostrata nei confronti dei genitori che solitamente accompagnano i figli disabili al “Luna Park”, che hanno la funzione di facilitatori di tramite tra i loro figli e gli altri bambini, dovendo molto spesso vincere la preoccupazione, sopportare il confronto con le altre famiglie, con le abilità  dei piccoli normodotati», prosegue il dottor Finetti. «La possibilità di trovare spazi ed attrezzature predisposte per soggetti in difficoltà contribuirà ad attutire anche negli adulti la sensazione di incapacità, di fallimento di fronte a piccoli che non possono arrampicare, salire e scendere, stare seduti correttamente se non trovano braccia e strumenti accoglienti. Va poi tenuta presente la situazione di quei soggetti che, pur essendo motoriamente autonomi, non sono più piccoli bambini, ma ormai adolescenti con problemi psichici, cresciuti solo nel corpo, che mantengono uno spirito infantile e immaturo che li porta a provare ancora piacere a salire sulle giostre… In questo caso i genitori spesso cercano di dissuaderli dal salire su quei giochi che tanto li attraggono ma che non sono adatti a loro e che interferirebbero con la spontaneità dei piccoli. Esperti e committenti potrebbero fare uno sforzo ulteriore per prevedere anche alcuni sussidi che permettano a questi soggetti di trascorrere qualche ora serenamente sotto lo sguardo compiaciuto e tranquillo dei loro accompagnatori».

Classe 1998, giornalista pubblicista. Redattore praticante dell'emittente televisiva Telelibertà e del sito web Liberta.it. Collaboratore del quotidiano Libertà. Ideatore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), responsabile della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Per Telelibertà, ha curato lo speciale "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste realizzate durante la festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019.