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Vuriss imparä ‘l piasintein? Le dritte di Pietro “Pedar” Rebecchi

Se volete conoscere il dialetto piacentino, o almeno avvicinarvi alla pronuncia dei vostri nonni, state leggendo l’articolo giusto. Pietro “Pedar” Rebecchi, attore e autore teatrale della Famiglia Piasinteina, ha messo nero su bianchi i consigli pratici per imparä ‘l piasintein.

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Io sono stato fortunato, ho imparato il piacentino senza nemmeno rendermene conto, assorbendo inconsapevolmente il sacro idioma della mia terra in quanto lingua ufficiale e incontrastata in casa dei nonni materni. Fin da ragazzino mi resi conto quanto mi piaceva sciorinarlo e col tempo ho imparato anche a scriverlo correttamente, a carpirne le sfumature e a studiare l’etimologia e l’origine di qualche parola. Un da fä da mulëtta.

Chi invece lo volesse imparare oggi come potrebbe fare? Come si può imparare una lingua che non ha libri di testo, non ha scuole dedicate e per giunta ne è stata combattuta la diffusione per tanti anni? Aggiungiamoci che la si sente parlare sempre meno e arriviamo alla conclusione che lo studente dovrebbe armarsi di tempo, una volontà di ferro e la possibilità di testare i propri progressi con chi, come me, la ritiene la vera lingua madre. Mia facil.

Primo consiglio che posso darvi è quello di non vergognarvi della vostra insicurezza e degli inevitabili scivoloni sugli accenti, se specificate al vostro interlocutore il motivo del vostro dialetto zoppicante ma la vostra ferrea intenzione di impararlo sarà indulgente crogiolandosi nella consapevolezza di non essere uno degli ultimi immortali. Approfittate di ogni occasione che vi si presenta, siete in giro col cane e trovate una persona che chiacchiera volentieri? Bene, buttate lì qualcosa in dialetto, tanto si capisce se la persona dall’altra parte può essere ricettiva, in quel caso, inoltre, si instaurerà subito un rapporto maggiormente confidenziale. Perché io vedo che agli anziani, quando si risponde in dialetto, si allarga il sorriso e si illuminano gli occhi. Avete la vicina di casa che vi suona il campanello per farvi assaggiare la sua nuova ricetta? Fatela accomodare sul divano e lanciatevi (col dialetto, non sulla vicina). Cambiate bar, basta con quei locali da “apericena”: trovate un posto dove ancora si trovano per la partita a carte e poi si fermano a discutere di calcio, e ascoltate, assorbite e non rinunciate a provarci, magari inizialmente con frasi brevi. E ditelo, senza remore: Vuriss imparä ‘l piasintein!

Pietro “Pedar” Rebecchi, attore e autore teatrale della Famiglia Piasinteina

Come tutte le altre lingue più lo parlate e più avrete dimestichezza e naturalezza. Se vi correggono riflettete sull’errore e a casa, registrando la propria voce, si riascolta cercando di confrontare ciò che avete detto da quello sentito da chi la sa lunga. In città esistono cinque compagnie teatrali che propongono spettacoli in vernacolo: diventate assidui frequentatori, si sa mai che possa attrarvi il palcoscenico e vogliate cimentarvi, mescolandovi a loro e – allora sì – facendo un salto di qualità notevole. Perché lì è il pane quotidiano, ve lo dico per esperienza personale.

Avrete qualche amico che lo parla bene no? Contattatelo e fategli una proposta seria: ci vediamo un paio di ore a settimana e si parla solo in dialetto. Argomento a scelta. Avete la fortuna di avere ancora i nonni? Aumentate la frequenza delle vostre visite (vi arricchirà in ogni caso) o invitateli a mangiare a casa vostra e imponetevi di parlare solo una lingua quando siete con loro. Reperite testi in dialetto (poesie, racconti) e leggete, ascoltandovi e registrando, per poi sottoporre il tutto al vostro amico di cui sopra o al nonno che pensa in dialetto. Fate dire loro la dizione corretta e poi confrontatela con la vostra e provate, provate e provate ancora.

Noi piasitein gum la sücca düra o no? Certo, avere mezzi di informazione del territorio più sensibili all’argomento aiuterebbe eccome… ma atsè la sariss tropp facil, vöt mëtt la suddisfasion d’imparäl da strafüs.

Potrei darvi anche qualche dritta per imparare a scriverlo (più semplice di quanto non pensiate), ma, credetemi, prima occorre parlarlo il meglio possibile. Ultimo consiglio: smettetela di pubblicare sui social delle orrende vignette di cattivo gusto in un piacentino scritto in modo ignobile e, ricordate, il dialetto non è fatto solo per ridere.

Pietro “Pedar” Rebecchi

Nato a Piacenza nel 1966, ha sempre coltivato al passione per la cultura piacentina. Grande tifoso del Piacenza Calcio, è anche autore e attore teatrale della "Famiglia Piasinteina":

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