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Biotestamento, a breve il registro DAT anche a Piacenza. Emozione in consiglio comunale

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Con il groppo in gola e un’attenzione che raramente regna sui banchi di Palazzo Mercanti, il consiglio comunale ha discusso a cuore aperto sulla DAT, cioè il testamento biologico che a breve anche i piacentini potranno depositare in un apposito registro civile.

Ieri Luigi Rabuffi (Piacenza In Comune) aveva anticipato su Facebook la presentazione di un emendamento: “Stanotte, dopo vent’anni di patimenti, lo zio Federico se n’è andato. Domani porto in consiglio comunale un emendamento per istituire al più presto, nel rispetto della legge, il Registro DAT (Dichiarazione di volontà Anticipata per i Trattamenti Sanitari) presso lo Stato Civile del Comune di Piacenza. E lo faccio perché ogni persona deve avere il diritto assoluto di decidere del proprio futuro. Qualunque esso sia”.

Oggi, dopo quattro ore di seduta, ha introdotto l’argomento con emozione: «La convenzione sui diritti dell’uomo di Oviedo prevede tre condizioni: che l’interesse dell’essere umano debba prevalere sul solo interesse della scienza, che vige il consenso libero e informato nel campo della salute, che siano tenuti in considerazione i desideri precedentemente palesati da un paziente incapace di esprimersi. Fino allo scorso dicembre, in Europa vi erano solo tredici Paesi in cui era normata la possibilità di dichiarare in anticipo i trattamenti cui non si vuole sottoporsi. Anche in Italia, finalmente, da poche settimane è stata introdotta una legge ad hoc di grandissima civiltà», ha sottolineato Rabuffi. «Le DAT possono essere redatte per scrittura privata e consegnate agli uffici comunali. Con questo emendamento, chiedo che vengano velocizzate al massimo le procedure per l’istituzione del registro, affinché i cittadini possano predisporre liberamente il proprio fine vita. Perché patire non corrisponde a vivere». L’assessore Filiberto Putzu, con delega ai Servizi al cittadino, ha rassicurato che già da domani – adeguandosi alle norme ministeriali – verrà pubblicato un atto dirigenziale per rendere disponibile ai piacentini il “registro di fine vita”.

La legge nazionale sul biotestamento è il capolinea di un percorso molto lungo e complicato, marcato dai casi di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby o Luca Coscioni. Il testo approvato dal Parlamento ha stabilito che nutrizione e idratazione artificiale sono trattamenti sanitari e dunque possono essere rifiutati come qualsiasi terapia. Nelle DAT i cittadini danno indicazioni sui trattamenti sanitari ai quali accettano di essere sottoposti nel caso in cui si trovassero nelle condizioni di non poter esternare le proprie scelte. Possono depositarle i maggiorenni capaci di intendere e di volere, tramite scrittura a mano o al computer. Non è obbligatoria la figura del fiduciario, ma la legge consiglia di nominare una persona di fiducia alla quale delegare il compito di vigilare sul rispetto delle indicazioni contenute nelle Dat. Il fiduciario può anche decidere di fronte a nuove prospettive offerte dalla medicina di modificare la volontà espressa nelle Dat. Il biotestamento è valido se redatto come un atto pubblico, ad esempio da un notaio, oppure con una scrittura privata autenticata da un funzionario del Comune o da un qualsiasi pubblico ufficiale. La scrittura una volta autenticata può esser custodita dal suo estensore oppure dall’ufficio del comune se ha istituito il registro.

È stata particolarmente toccante la risposta di Lorella Cappucciati (Lega Nord), che – riprendendo una storia personale – ha ricordato la morte di sua sorella, stroncata da un tumore al polmone. «A quarantacinque anni e con una figlia è difficile scegliere di morire. Non è così facile come sulla carta. Forse, mia sorella preferiva lasciare agli altri questa decisione. Inoltre, lavoro in ospedale nel reparto di Ematologia, a fianco delle persone che soffrono quotidianamente. Sono profondamente contraria a questa legge, perché a vent’anni non è possibile conoscere la propria volontà al termine della vita».

Visibilmente commosso anche Christian Fiazza (Pd), che ha definito la DAT una «sensazione di civiltà necessaria», rivelando che ha vissuto «un’esperienza opposta a quella consigliera Cappucciati. Ho perso mia mamma il giorno del suo compleanno, nel 2009, a causa di un tumore al polmone. Qualche giorno prima, quando ormai era chiaro che la sua vita non sarebbe tornata indietro e mentre lei non era in grado di esprimersi, mi chiesero cosa volessi fare. Mio padre, come tutti gli uomini che considerano la moglie come una mamma, era sconvolto. Mi trovai a decidere sulla persona più importante della mia vita. E ai dottori dissi: “Lasciatela andare”. Non so se è stata la cosa giusta, ma in quel momento nessuno altro voleva assumersi questa responsabilità. Mi porterò dentro la mia frase per tutta la vita. Sono favorevole al testamento biologico, perché chiunque possa avere la facoltà, e non l’obbligo, di esprimere un’indicazione, soprattutto per chi gli starà accanto».

Classe 1998, giornalista pubblicista. Redattore praticante dell'emittente televisiva Telelibertà e del sito web Liberta.it. Collaboratore del quotidiano Libertà. Ideatore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), responsabile della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Per Telelibertà, ha curato lo speciale "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste realizzate durante la festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019.