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Piacenza capitale degli action sports con Alley-Oop. Casaroli: «Il sogno? Un centro polifunzionale»

Si chiama Alley-Oop, è nata grazie all’associazione Anthill Project nel 2012, e in questi anni è cresciuta dai 3mila degli esordi ai 40mila partecipanti dell’ultima edizione. Il 7-8-9-10 e ancora il 15-16-17 giugno 2018 torna con ben 76 proposte diverse.

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Piacenza non sarà la Capitale della cultura 2020, ma forse può diventare quella degli sport estremi e della street culture. D’altronde, per non piangersi addosso, bisogna valorizzare quel che di buono esiste. E in città sta per tornare un evento che sicuramente non ha niente da invidiare a rassegne che si tengono in giro per l’Italia e, perché no, nel mondo.

Si chiama Alley-Oop, è nata grazie all’associazione Anthill Project nel 2012, e in questi anni è cresciuta dai 3mila degli esordi ai 40mila partecipanti dell’ultima edizione. Il 7-8-9-10 e ancora il 15-16-17 giugno 2018 torna con ben 76 proposte diverse comprese fra action sports, arte, musica, street food e tanto altro. Un evento, vero e proprio, che si tiene come sempre all’Arena Daturi in viale Risorgimento.

Un fiore all’occhiello per Piacenza, ideato e portato avanti da giovani che sanno inseguire i propri sogni. Per conoscere meglio questa realtà e avere qualche anticipazione, abbiamo intervistato Marcello Casaroli, deus ex machina di Alley-Oop.

Partiamo da una curiosità. Da dove deriva il nome della rassegna?

«Il nome Alley-Oop viene da una manovra utilizzata in alcuni sport, come ad esempio snowboard, surf, basket, e si riferisce a movimenti che vanno contro il normale senso e direzione. Riferito al festival si intende perciò un movimento in controtendenza».

Come nasce questa manifestazione?

«Dall’esigenza di nuovi spazi e nuove proposte per i giovani di Piacenza: nel 2011 è nato Anthill Project con l’intento di promuovere e sviluppare un nuovo mondo sportivo e sociale in cui l’innovazione e lo sviluppo sono i cardini del progetto. Nato tra amici è da subito diventato un impegno serio e strutturato sin dalla prima edizione del festival che ha coinvolto circa 3mila persone».

Qual è la filosofia di fondo di Alleyoop?

«Si fonda sullo sviluppo di nuove culture e per questo motivo ogni proposta è interattiva: si possono provare tanti sport non convenzionali e si può partecipare a tante attività, insomma si può partecipare attivamente a tutto il festival. Per questi fattori la proposta è unica a livello nazionale e ha dato spunto a tanti altri eventi locali e non».

Siete passati da 3mila a 40mila partecipanti in pochi anni. Come siete arrivati a un risultato de genere?

«Arrivare a tali numeri è frutto di un lavoro serio e costante che ha impegnato e sta impegnando centinaia di persone nello sviluppo dell’evento. Il quantitativo di ore dedicate e la quantità di persone coinvolte sono impressionanti».

Quest’anno avete esagerato: 76 appuntamenti in un’unica edizione. Come si gestisce un evento così complesso?

«È un incubatore di eventi satellite che fondano i contenuti su sport, musica, arte e cultura. Ogni reparto della manifestazione ha una propria identità e una propria autonomia Solo per quel che riguarda lo sport avremo una trentina di proposte ognuna articolata con dimostrazioni, corsi, workshop e show».

L’Arena Daturi ormai è la vostra casa, ma visto il successo avete pensato a una eventuale location ancora più spaziosa?

«Il Daturi è il nostro formicaio: abbiamo preso in mano questa location cinque anni fa, quando tutti se ne erano dimenticati e abbiamo provato ad aprirla a tutti, riqualificandola e ripulendola. Abbiamo messo in evidenza sin dal primo giorno che il nostro obiettivo è creare uno spazio che per tutto l’anno possa funzionare con svariate proposte e la location ideale che abbiamo individuato è il Daturi. Dopo tutto il lavoro che abbiamo prodotto sembra che il Daturi sia ora una risorsa da valorizzare e noi siamo pronti a dar man forte».

Alley-Oop non è solo sport, ma anche musica, arte, stret food e un’area expo. Puoi darci qualche anticipazione sulla prossima edizione?

«L’edizione 2018 sarà davvero speciale ma non voglio svelare troppo… dal mese di marzo comunicheremo le info e daremo le prime news. Vi promettiamo che sarà sempre più seria e più ampia, abbiamo ancora tantissimo da fare e da dare».

Una realtà come la vostra ormai un’istituzione. Ma le istituzioni, quelle ufficiali, sono ricettive nel sostenervi? 

«In questi giorni avremo diversi incontri con le istituzioni e confidiamo nel loro aiuto Siamo certi che il nostro lavoro verrà apprezzato anche perché non siamo un costo per nessuno, anzi una manifestazione come Alley-Oop è un valore aggiunto in una città che ha gravi problemi a bilancio. Ci stiamo mettendo tutto il nostro cuore e ogni anno rischiamo tanto ma contro il meteo c’è poco da fare. In altre città d’Italia manifestazioni con questi numeri sono aiutate economicamente da comuni e sponsor, noi fino ad ora siamo andati avanti da soli con le nostre forze, vediamo se cambierà qualcosa nei prossimi anni. Il nostro obiettivo è quello di ampliare gli eventi e creare proposte sempre più serie, magari un bel concerto».

Ma avete un sogno? Un’area di Piacenza che vorreste utilizzare o un altro progetto ancora chiuso nel cassetto?

«Le date saranno confermate nei prossimi giorni e se tutto va come pensiamo faremo due week end di fila. Il motivo di questa scelta dipende innanzitutto dal rischio meteorologico e in secondo luogo perché un lavoro così complesso e articolato ci sembrava un peccato vederlo attivo solo per 4 giorni. Il nostro progetto a lungo termine è la costruzione di un centro polifunzionale e Alley è il campionario di quel che vogliamo fare, una prova concreta e sostenibile delle potenzialità dei nostri progetti».

Muove i primi passi alla Cronaca e dopo un anno passa alla Libertà. Nel frattempo entra nella redazione di Radio Sound. Da sei anni collabora con il Fatto Quotidiano e attualmente dirige le riviste Soccer Illustrate e Sport Tribune, oltre a essere tra i contributors di Riders magazine.