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cultura

Mondovisioni, ieri sera l’incoraggiante debutto al cinema Corso

Ieri sera ha debuttato la rassegna di docufilm Mondovisioni, di cui Sportello Quotidiano è media partner. Davide Reggi ha fatto qualche chiacchiera con Flavia De Meo e Davide Imbesi, giovani soci dell’associazione organizzatrice “Cinemaniaci” (foto di Anna Belloni)

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Dopo tanta attesa finalmente è iniziata. Mondovisioni, la rassegna cinematografica di docufilm promossa dalla rivista Internazionale, ieri sera ha debuttato a Piacenza presso lo storico cinema Corso. L’accoglienza del pubblico è stata molto buona: era lecito aspettarselo, data la caratura dell’evento e l’organizzazione targata “Cinemaniaci“. Ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera con due giovani rappresentanti dell’associazione: Flavia De Meo (21 anni) e Davide Imbesi (18 anni).

Flavia ha presentato al pubblico il primo documentario della manifestazione (Jaha’s promise di Patrick Farrelly e Kate O’Callaghan), proiettato alle 18.30, sulla mutilazione genitale femminile. E subito mi ha corretto: «Etichettarlo solo come un documentario sarebbe riduttivo, anche per il grado di coinvolgimento che dà». In effetti ha ragione, non posso negare di essere stato coinvolto nella volontà di riscatto della protagonista. «Il riscatto non è solo individuale, ma anche sociale», ha proseguito la ragazza, consapevole di quanto il fenomeno sia complesso e vasto. Infatti, in alcune zone dell’Africa la mutilazione genitale raggiunge il 90 percento delle donne. Anche in luoghi insospettabili, come Egitto ed Europa, questa pratica continua purtroppo a persistere. Flavia ha concluso il discorso sul film esprimendo la sua contrarietà per la mancanza di informazioni e risonanza di queste atrocità nell’opinione pubblica, criticando alcune deviazioni femministe degli ultimi anni: «Mi preme averlo presentato perché mi piacerebbe che si parlasse di femminismo in modo più profondo e concreto».

Davide ha presentato agli spettatori Entre os homens de bem di Caio Cavechini e Carlos Juliano Barros: il racconto della vita di Jean Wyllys, politico e uomo popolare in Brasile, sostenitore instancabile dei diritti LGBT. «Non sapevo nulla della situazione brasiliana, e credo che questo documentario sia davvero importante per informarsi». Secondo lui, la scorrevolezza naturale del filmato e la non scontata capacità coinvolgente svolgono perfettamente questa funzione. «La dimensione documentaristica viene ripresa tramite analessi, cioè salti nel passato, e la narrazione in prima persona. Questo genere di docufilm permettono di avvicinare il pubblico giovane a temi d’attualità, contribuendo alla formazione di una coscienza politica e critica».

La chiacchierata è virata sul cinema in generale. Flavia De Meo e Davide Imbesi mi hanno parlato volentieri del loro rapporto con le sale, «per ora solo come interesse», senza escludere che possa evolvere in qualcosa di più in futuro. Flavia frequenta la facoltà universitaria di scienze della comunicazione a Reggio Emilia e vorrebbe lavorare nella comunicazione musicale, dove nei videoclip trova perfetta rispondenza con le tecniche cinematografiche. Anche Davide desidera frequentare la stessa facoltà. Siamo poi passati a discutere sul fascino della sala cinematografica, dove la visione dei film crea un’atmosfera unica, costringendo a focalizzarsi sul contenuto e generando un’esperienza collettiva che col tempo si sta sempre più perdendo a causa delle nuove tecnologie che hanno individualizzato le tecniche visive. Lo streaming n’è un esempio. Flavia e Davide, nel loro piccolo, cercano di arginare il problema frequentando i cinema e cercando di trascinare i propri amici di fronte al grande schermo. La rassegna Mondovisioni, di cui Sportello Quotidiano è media partner, è un’ottima occasione per farlo: proseguirà il 22 marzo al cinema Politeama e il 29 marzo al cinema Jolly (clicca qui per maggiori informazioni).

Davide Reggi

Classe 1995, da amante folle di cibo e vino si laurea in Scienze Gastronomiche a Parma, dove inizia a coniugare la passione con la scrittura. Ama il silenzio ma anche chi sa parlare, tanto da avere l'ipod pieno di monologhi; venera Marco Paolini, Roberto Bolano e chiunque si esprima con un po' di intelligente leggerezza.