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cultura

Albergo San Marco: amato da Giuseppe Verdi, celebrato dai fashion blogger, dimenticato dai concittadini

Giuseppe Verdi amava soggiornare presso l’Albergo San Marco. Sembra che il Maestro si fosse fatto riservare un piccolo appartamento nell’edificio. (Tratto da “101 cose che non sai su Piacenza e provincia di Paola Cerri e Barbara Tagliaferri – Edizioni Officine Gutenberg)

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È una vera chicca della nostra storia artistica e culturale, purtroppo trascurata e dimenticata dai più. Si tratta di un palazzo elegante con la facciata in cui, nonostante i numerosi rifacimenti, si riescono ancora a rintracciare le sobrie linee settecentesche. Si trova all’inizio di via San Marco, a due passi da piazza Cavalli, per l’esattezza al numero uno.

Le generazioni successive al Dopoguerra ricordano il suo portone d’ingresso con qualche brivido, riandando con la memoria a quando, da bambini, si veniva qui, con una certa riluttanza, a farsi praticare le vaccinazioni d’obbligo, poiché era sede dell’Ufficio d’Igiene. Oppure, e anche in questo caso il ricordo provoca qualche sussulto, quando, sempre qui, si venivano a pagare multe e sanzioni, nel periodo in cui ospitava il Comando dei Vigili urbani.

Prima che l’immobile diventasse proprietà dell’Ausl e del Comune di Piacenza, che ancora oggi lo detengono, tra XVIII e XIX secolo, apparteneva al Capitolo della Collegiata di San Gervaso, che lo aveva adibito a sede dell’Osteria di San Marco. Gli anni migliori furono però quelli tra Ottocento e Novecento, densi di fermenti e innovazioni, quando il palazzo, passato di proprietà, subì nuovi restauri e divenne l’albergo più elegante della città.

Proprio allora, periodo in cui anche a Piacenza stava prendendo piede lo stile Liberty in architettura, l’ingresso fu abbellito con la pensilina di ferro battuto, elegante e leggera, decorata con girasoli e motivi vegetali stilizzati, e fu costruito lo scalone interno accompagnato da una ringhiera lineare e sinuosa nello stesso stile.

È del 6 settembre 2016 la notizia, pubblicata da PiacenzaSera, che lo stile Liberty dell’Abergo San Marco ha catturato l’attenzione di Scott Schuman, un autentico esperto di glamour, autore del blog The Sartorialist. Lo stilista è rimasto incantato dalle decorazioni del palazzo e le ha volute immortalare sul suo profilo Instagram, seguito da quasi un milione di follower in tutto il mondo, aggiungendo apprezzamenti entusiastici sull’arte della lavorazione del ferro a Piacenza. Nell’epoca 2.0 la nostra città ha meritato quindi una prestigiosa vetrina virtuale, grazie al valore artistico di un edificio quasi del tutto dimenticato.

Il palazzo, oltre a essere una delle dimore storiche della città, rientra a tutti gli effetti nel circuito dei luoghi verdiani, poiché, durante i suoi viaggi tra Milano e Genova, Giuseppe Verdi amava soggiornare presso l’Albergo San Marco. Sembra che il Maestro si fosse fatto riservare un piccolo appartamento, che era a sua disposizione ogni volta che, anche senza preavviso, era di passaggio in città, oppure veniva di proposito a Piacenza per incontrare i numerosi amici. Di solito lo faceva in gran segreto, senza alcun annuncio ufficiale, in modo da poter compiere le sue visite in tutta tranquillità.

Da alcuni anni un comitato cittadino è impegnato nel portare all’attenzione pubblica la necessità di tutela e riutilizzo di questo immobile, che mantiene un innegabile valore storico e artistico, ma continua a rimanere abbandonato all’usura del tempo e agli atti vandalici. Lo stesso comitato ha ufficializzato la proposta di creare nella struttura il “Verdieum”, cioè un museo dedicato all’attività musicale di Giuseppe Verdi, omaggio che Piacenza non ha ancora tributato al Maestro, nonostante i suoi molteplici legami con la città e la sua provincia.

Se volete saperne di più, leggete “101 cose che non sai su Piacenza e provincia” di Paola Cerri e Barbara Tagliaferri (Edizioni Officine Gutenberg) in vendita nelle librerie e nelle edicole di Piacenza e Provincia. Si ringrazia per la gentile concessione il gruppo Facebook “A Piacenza… chiedilo a me!“.

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