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cultura

Scrittori si nasce o si diventa? Il premio Andersen Matteo Corradini alla scuola elementare di San Lazzaro

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Scrittori si nasce o si diventa? È la spinosa domanda che, mercoledì scorso, ha accolto lo scrittore Matteo Corradini alla scuola elementare di San Lazzaro. L’autore originario di Borgonovo – che ieri ha ricevuto il prestigioso premio Andersen a Genova come «protagonista della cultura per l’infanzia per il suo lavoro sulla Shoah» – ha ripreso in mano le sue note pubblicazioni “Annalilla” e “La pioggia porterà le violette di maggio” di fronte agli alunni.

Per i bambini, che hanno scrupolosamente letto e analizzato questi racconti nell’ambito del progetto “Scrivi…amo in cortile”, incontrare l’autore è stato come rendere concreto un sogno e soddisfare la voglia di scoprire, capire e pensare. Corradini, con le sue immancabili scarpe verdi, ha risposto alle domande preparate con le maestre o spuntate fuori improvvisamente come le pratoline in primavera. Lo scrittore ha giocato con le parole, le idee e i pensieri, per far scoprire il funzionamento della scrittura, di cosa si nutre e dove sbircia nella vita. Ha spiegato che l’idea di scrivere gli è spuntata proprio alla loro età, intorno ai dieci anni, raccogliendo sguardi stupiti, corrucciati, increduli, ma anche complici e soddisfatti.

Le idee si raccolgono “da piccoli” e poi si scrivono nei libri anni dopo. E può succedere, proprio come è accaduto a lui qualche giorno fa, di ritrovarsi gomito a gomito con l’ex bullo della scuola (presente in “Annalilla”) mentre cercava di recuperare dai rami di un albero il pallone di un gruppo di mini-calciatori, abbracciando e scuotendo il povero tronco fino a fargli restituire il maltolto. A Corradini, le idee per scrivere sorgono dagli incontri con la gente, guardando fuori dalla finestra, giocando con le figlie o cercando nei mercatini le memorie di una vita. E con la delicatezza e la profondità che fa apparire lieve un lavoro profondo, serio e documentato – quello che l’ha portato a ricevere il premio Andersen per aver «unito l’acribia del ricercatore, la passione dell’attivista e il talento del narratore» – ha parlato anche dell’altro risvolto del suo lavoro di scrittore: ricordare e far ricordare la Shoah. Come un fratello maggiore, Corradini ha fatto spalancare di stupore gli occhi degli alunni. Vedere con il cuore, con le parole e con i sorrisi cambia i punti di vista e allarga gli orizzonti.

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