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Tennis

Circolo tennistico di Pontenure, una storia decennale tra racchette e palline

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Negli anni Sessanta a Pontenure c’erano solo i campi in cemento della parrocchia per giocare a tennis. Per fare una partita in Valnure bisognava percorrere parecchi chilometri altrove. «Nonostante tutto il gruppo era buono però, l’interesse c’era», mi rivela Delfiero Gandolfi, che nel tennis piacentino ci vive da parecchio tempo. In effetti chi spingeva il movimento non mancava, per esempio Giovanni Loschi, cognato di Gandolfi, che immaginava possibili campi quasi ovunque.

Tanto che, appena il complesso della Bellotta, a Valconasso, è stato acquistato dall’Istituto Padre Damiano, che ci avrebbe poi costruito un collegio, Loschi è andato subito a fare amicizia con i padri, aveva l’occhio lungo. Scrutava infatti da parecchio quelle due collinette, quello spazio, la sua visione del futuro vedeva già le racchette sfidarsi, si era stufato degli scalcagnati campi parrocchiali. Voleva solo delle aree di gioco leggermente più professionali, e nel 1973 riuscì finalmente a convincere i proprietari della struttura che non fosse un’idea così balzana. Fu quindi spianata una delle due colline e nacque il primo terreno, in rosso, «realizzato tutto a mano», ci tiene a ricordare. Due anni più tardi, con l’affiliazione alla FIT, si aggiunse il secondo campo e, ad oggi, non è cambiato più di tanto. Il centro è gestito interamente da volontari e lo spazio è sempre rimasto in comodato d’uso gratuito, anche se dal 1999 la proprietà è passata dall’istituto precedente alla Diocesi. Per chi vuole prestare servizio esiste l’associazione, che si occupa della sistemazione non solo dell’area sportiva ma anche dell’area verde: «Sto cercando di coinvolgere qualche giovane, ormai nel consiglio siamo tutti di una certa età, pensa che dei fondatori siamo rimasti in tre», spiega Gandolfi. «Anche perché aiutare il circolo è soddisfacente, io lo vedo come un antistress». Incalzato poi riguardo ai giocatori passati di qui in questi cinquant’anni e sui risultati sportivi si riempie di orgoglio: «Ho battuto Andrea Fornari quando era un ragazzino», mi racconta divertito, «e di qui è passato anche Simone Cremona, direi che qualche campione ce lo abbiamo avuto». Conclude guardando al futuro, a quello dell’associazione, ritorna sulla necessità di rinnovare il consiglio, dimostrando un amore per il luogo che solo chi lo ha visto nascere può provare.

Il torneo alla Bellotta

Il circolo, dopo la morte del suo primo presidente, ha cambiato nome in suo onore e, oltre a questo grande riconoscimento, a lui e a Carlo Betti, altra figura importante per la crescita della Bellotta, è stato dedicato un torneo di doppio, la cui quarta edizione si è conclusa domenica 10 giugno. Le competizioni parallele erano tre, maschile con 13 iscritti, femminile con 11 e misto con 23. Ogni sezione era poi divisa per categoria, con la quarta i cui risultati sono valevoli per la classifica del Master Arcelloni. Negli uomini, in quarta, si sono imposti i cremonesi Frittoli e Fanti, che con un 6-2/6-1 hanno regolato i fiorenzuolani Tosi e Tosi. Nella categoria superiore invece, grande sfortuna per il già citato campione di casa Fornari, che per uno spiacevole infortunio in una gara precedente ha dovuto dare forfait insieme a Simone Guagnano, altro di casa. La vittoria è quindi andata a Busani e Favagrossa, rispettivamente del Tc Fidenza e del Tc Salsomaggiore. Per quanto riguarda il gentil sesso Tinelli e Morelli, 4.1 del Tc Valnure, hanno dovuto cedere in finale alle modenesi Righi e Mantovani, dopo una partita equilibrata conclusa soltanto al terzo set: 6-3/3-6/10-4. Ma si è anche avuta la prima soddisfazione piacentina per la finale tutta provinciale tra Corbellini-Tacchini (At Borgotrebbia) e Segalini-Lusardi (Nino Bixio/Tc New River) che le prime hanno risolto per 6-3/6-4. Infine nel fascinosissimo e divertente doppio misto hanno prevalso, per la quarta categoria, Cordini e Corbellini (Tc Campagnoli/At Borgotrebbia) vincitori del tie-break dopo due set di lotta con il cremonese Fanti e la rivergarese Derba. La terza ha visto sconfitta la Nino Bixio, i cui soci Ambrogio e Segalini hanno dovuto arrendersi alla bravura di Busani e Ferrari (Tc Fidenza e Tc Borgo San Donnino).

Davide Reggi

Classe 1995, da amante folle di cibo e vino si laurea in Scienze Gastronomiche a Parma, dove inizia a coniugare la passione con la scrittura. Ama il silenzio ma anche chi sa parlare, tanto da avere l'ipod pieno di monologhi; venera Marco Paolini, Roberto Bolano e chiunque si esprima con un po' di intelligente leggerezza.