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Ospedale nuovo, un medico: «Prima s’affrontino i problemi della sanità». Chi dice sì e chi dice no

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Ospedale sì, ospedale no. La partita per la costruzione del nuovo nosocomio a Piacenza sta contrapponendo tanti punti di vista di operatori sanitari, politici e cittadini. Il dibattito si divide tra chi giudica necessario realizzare un edificio all’avanguardia – più grande e fuori dal centro storico, senza padiglioni in modo da facilitare i percorsi di cura moderni – e chi invece invita a investire i fondi a disposizione sui medici, sulle cure e sui servizi già esistenti, preservando l’attuale ospedale inaugurato nel 1994.

«Al netto delle problematiche urbanistiche, prima di parlare di “ospedale nuovo” bisognerebbe trattare i quattro problemi principali della sanità: la riforma della medicina territoriale (medici di famiglia in primis); l’aumento del numero dei posti nelle scuole di specializzazione; la gestione del paziente anziano polipatologico cronico (principale frequentatore dell’ospedale); l’aumento delle risorse e dei posti letto per reparti di medicina e lungodegenza. In altre parole, se si risolvono questi temi, è possibile conservare l’ospedale vecchio, perché comunque si lavorerebbe molto meglio». È questo il pensiero diffuso da un medico che preferisce restare anonimo.

Anche l’agguerrito comitato civico “I castlan i disan no” – originariamente fondato «contro il depotenziamento del nosocomio di Castel San Giovanni» – si è espresso a sfavore di un nuovo cantiere in città: «È grave porsi il problema di dove costruire un ospedale senza considerare cosa verrà posto al suo interno. Quanti primari verranno nominati visto che l’ospedale di Piacenza ha molti “facenti funzione”? Il numero di posti letto e l’organizzazione sopperiranno un fabbisogno provinciale di 300mila abitanti?».

Dubbi per l’ex consigliere comunale dei Cinquestelle Andrea Gabbiani, riportati nero su bianco in un comunicato stampa: «Sarebbe intanto opportuno capire se serve o no un nuovo ospedale per poi passare alla successiva fase, ovvero trovare un’area adatta per progettare e costruire un nuovo polo sanitario. Il primo passaggio mi è letteralmente sfuggito, decisione già presa, ed il nuovo ospedale si farà, con beneficio della inutile trasparenza decisionale politica, passando in questo modo alla fase di discussione nell’individuazione di un’area adatta per poter inserire un non ben preciso polo sanitario. […] È sbagliato spostare l’argomento solo sulla struttura, e adesso sull’area, ma bisogna inserirlo in un contesto più ampio. È sbagliato, anzi scorretto, parlare di numeri senza pensare prima a quello che i cittadini chiedono».

Sul quotidiano Libertà, i primari di gastroenterologia Fabio Fornari e di oncologia Luigi Cavanna hanno motivato il tifo per un nuovo nosocomio pronto nel 2030: «È molto verosimile che un ospedale nuovo coincida con cure migliori. E’ importante però che ci sia una comunità d’intenti. Sarà la politica che deciderà dove farlo. Noi come tecnici abbiamo avuto l’input della direzione generale Ausl di non pronunciarci per un posto o per l’altro».

L’altro campo di battaglia infatti è quello per la posizione della struttura. Le collocazioni in gioco sono quattro: due pubbliche – l’area ex Pertite e la Caserma Lusignani – e due private – l’area dell’Opera Pia Alberoni alla Farnesiana e quella a La Verza -. Gli ambientalisti, il sindaco Patrizia Barbieri e buona parte dei consiglieri comunali sono contrari alla costruzione del nuovo ospedale alla Pertite, per tutelare questo polmone verde in piena città e destinarlo esclusivamente a parco.

«Le criticità dell’attuale ospedale sono evidenti e incidono negativamente sulla gestione, la cura dei pazienti e l’organizzazione da parte dei professionisti, come confermato da tutti gli operatori sanitari che quotidianamente riscontrano gli ostacoli concreti. Per realizzare il nuovo ci vorranno almeno dieci anni e le condizioni non miglioreranno. Il nuovo ospedale è un’opportunità e un’esigenza per la nostra comunità. La Regione ha confermato l’impegno del finanziamento a prescindere dalla scelta dell’area», è intervenuta la consigliera comunale Gloria Zanardi (Gruppo misto), escludendo categoricamente la Pertite. Nel contempo, però, è sorto il comitato “Per il nuovo ospedale” che spinge per la scelta dell’area boschiva in quanto soddisferebbe tutti i requisiti edili, sanitari e viabilistici.

In questa lotta tra guelfi e ghibellini, non resta che attendere i prossimi passi delle istituzioni: la presentazione di una lettera d’intenti con la volontà di realizzare il nuovo nosocomio tramite le coperture finanziarie garantite dalla Regione Emilia Romagna e dell’Ausl di Piacenza e la scelta dell’area del cantiere con l’indizione di una procedura ad evidenza pubblica per raccogliere manifestazioni d’interesse da parte di privati.

Classe 1998, giornalista pubblicista. Redattore praticante dell'emittente televisiva Telelibertà e del sito web Liberta.it. Collaboratore del quotidiano Libertà. Ideatore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), responsabile della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Per Telelibertà, ha curato lo speciale "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste realizzate durante la festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019.