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cultura

La Siae è una spada di Damocle sugli eventi? I giovani piacentini chiedono agevolazioni

La consulta dei giovani del Comune di Piacenza si è fatta portavoce del drappello di soggetti che chiedono uno «sgravio dal pagamento delle imposte Siae». Ecco l’inchiesta pubblicata sul quotidiano Libertà

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La Siae è una spada di Damocle sugli eventi? I giovani piacentini chiedono agevolazioni
11 minuti di lettura

Dietro alle canzoni suonate nei festival amati dai giovani o alle note su cui danzano i frequentatori delle balere estive, c’è il delicato scontro tra il diritto d’autore e la difficoltà a organizzare eventi sul territorio. Per i tanti enti no profit che curano le manifestazioni in città e provincia, infatti, il pagamento delle tariffe alla Società italiana degli autori (Siae) incide pesantemente sui propri bilanci, già influenzati dalla diminuzione dei contributi pubblici e delle sponsorizzazioni private. La consulta dei giovani del Comune di Piacenza si è fatta portavoce del drappello di soggetti che chiedono uno «sgravio dal pagamento delle imposte Siae». A illustrare la problematica è il coordinatore Guglielmo Filice: «Durante le prime riunioni della consulta, i referenti delle associazioni giovanili hanno posto l’attenzione sulla tematica dei diritti d’autore, che rappresentano una voce di spesa significativa da affrontare per po- ter organizzare eventi con contenuti musicali. Per questo, abbiamo intenzione di invitare l’amministrazione comunale a organizzare un dibattito aperto a tutte le realtà che si fanno promotrici di manifestazioni, coinvolgendo i responsabili provinciali della Siae e i consiglieri regionali piacentini, per cercare un confronto costruttivo e per verificare la possibilità di introdurre delle esenzioni o degli sgravi per queste realtà. Un’altra proposta che porteremo avanti nei prossimi mesi – continua Filice – sarà quella di realizzare un vademecum con linee guida per permettere a chi si affaccia per la prima volta all’organizzazione di eventi di avere chiari i permessi necessari, le tempistiche e i riferimenti degli uffici». Su indicazione della consulta, l’assessore alle politiche giovanili Luca Zandonella ha tentato di contattare il referente regionale per i rapporti con Siae, senza tuttavia ottenere nessuna risposta.

Anche per “Gioia Web Radio”, l’emittente del liceo Gioia in viale Risorgimento, la partita dei diritti d’autore ha rappresentato un elemento di difficoltà fin dai primi passi del progetto. «In quanto radio scolastica – racconta la docente Michela Vignola -, disponiamo di finanziamenti in autonomia dalla scuola e non possiamo in alcun modo ricavare introiti dall’attività svolta. Nonostante le riduzioni previste per le web radio istituzionali, l’esborso annuo richiesto risulta ancora eccessivo e diminuirebbe l’impiego di risorse destinate all’attività didattica del laboratorio radiofonico per gli studenti. Nelle nostre puntate facciamo spesso a meno della musica: ciò rappresenta uno spiacevole vincolo». La soluzione “fai da te” individuata dai giovani radiofonici viene illustrata da uno dei fondatori della radio, Matteo Cattadori: «Abbiamo limitato la programmazione musicale ai brani non soggetti ai diritti Siae, con tutti gli ostacoli che questo comporta nella ricerca dei pezzi, nel soddisfare i gusti del pubblico e nel dare spazio agli avvenimenti del territorio che potrebbero godere della copertura di una diretta. Ferma restando la salvaguardia dei diritti d’autore, urge individuare una soluzione a livello nazionale».

Nicola Curtarelli, presidente dell’associazione “29100 Factory”, ha contribuito all’organizzazione di numerosi appuntamenti in città. «Da quattro anni sono fermo, perciò non conosco i cambiamenti apportati dall’ente. Ma ricordo scarsi stimoli per i piccoli eventi, che spesso – trovandosi a fare i conti sulle dita di una mano – destinano alla Siae più o meno il trenta percento del proprio budget. Ciò vuol dire che certi format musicali vengono stroncati sul nascere. Le tariffe Siae, pur avendo un sistema progressivo, partono da una base troppo alta. Bisognerebbe distinguere le associazioni culturali dai soggetti con fini commerciali». Pietro Corvi, presidente di dell’associazione “Crows Eventi” che ha curato il festival “Tendenze” dal 2015 al 2017, si domanda «perché le uscite economiche che pesano sui bilanci delle manifestazioni vadano dirottati alla Siae e non diret- tamente agli artisti che salgono sul palcoscenico». Reduce dal “Fillmore Summer Festival” di Cortemaggiore, il presidente dell’associazione “Ladri di Fragole” Gianmarco Aimi giudica «assurdo che le tariffe vengano calcolate in riferimento agli incassi, agli sponsor o agli scontrini emessi dagli stand alimentari, e non in base ai cantanti e alle canzoni. Sembra un meccanismo che va al di là dell’esibizione musicale».

24mila eventi di spettacolo nel Piacentino. Risponde la Siae

Nel 2017, il nostro territorio ha ospitato oltre 24mila eventi di spettacolo con più di un milione d’ingressi, una spesa al botteghino che ha superato gli 8,5 milioni di euro e un volume d’affari che ha sfiorato i 25 milioni di euro. A rivelare questi dati è l’annuario degli spettacoli Siae, il più grande database del settore che fornisce una panoramica sull’andamento della spesa e della presenza del pubblico al cinema, a teatro, ai concerti, allo stadio e nelle sale da ballo. In questo enorme puzzle di eventi locali, non sono mancati i tasselli dei diritti d’autore. Una materia talvolta oscura, costellata da pro e contro. Il direttore generale della Siae Gaetano Blandini aiuta a far chiarezza.

Cos’è il diritto d’autore?
«Il diritto d’autore è la remunerazione del lavoro dell’autore. Ogni opera musicale contiene la sua creatività e il suo impegno che meritano di essere tutelati. Consente all’autore di poterne disporre in modo esclusivo, di rivendicarne la paternità, di decidere se e quando pubblicarle, di opporsi a ogni loro modificazione, di autorizzarne ogni tipo di utilizzazione e di ricevere i relativi compensi. Da un punto di vista strettamente giuridico, il diritto d’autore è un diritto di proprietà che riguarda beni immateriali. Mentre è intuitivo anche per un bambino come un bene materiale abbia un proprietario o un possessore, non si può dire altrettanto per le opere dell’ingegno».

In base a quali fattori vengono calcolate le tariffe per gli organizzatori di manifestazioni? 
«In linea generale, le tariffe sono commisurate al valore degli introiti che l’utilizzo delle opere genera per l’organizzatore.  Sulle principali entrate – biglietti, sponsorizzazioni o contributi – l’aliquota per il calcolo del diritto d’autore dovuto è del 10 percento. Per gli spettacoli per i quali non c’è alcuna entrata sono stabiliti dei compensi fissi sulla base della capienza del luogo dove avviene la manifestazione. Sono previste inoltre tariffe ridotte per le associazioni senza scopo di lucro che organizzano eventi riservati ai soci. All’autore va l’incasso effettuato da Siae al netto dell’aggio previsto per i costi di esercizio».

Alcune associazioni giovanili lamentano l’eccessivo peso di Siae sui piccoli eventi.
«L’ente dedica particolare attenzione ai giovani attraverso agevolazioni e attività concrete: l’azzeramento della quota associativa per gli autori ed editori under 31 e per le startup editoriali che operano da meno di due anni, il sostegno diretto con borse di studio e lavoro e l’elaborazione di tariffe agevolate per aiutare i talenti emergenti nel loro percorso di crescita professionale. Per quanto riguarda gli eventi organizzati da soggetti no profit, ci sono già delle tariffe ridotte al rispetto di determinati requisiti. Non è interesse degli autori, né tantomeno di Siae, che ne rappresenta decine di migliaia, costituire un peso insostenibile, tanto è vero che tutte le tariffe sono concordate con le associazioni di categoria».

Esenzioni per gli enti no profit, la risoluzione bipartisan

Esenzioni dalle tariffe Siae per le manifestazioni promosse da soggetti senza scopo di lucro. È il succo della risoluzione bipartisan votata all’unanimità dalla Regione Emilia-Romagna nell’aprile 2016. A promuovere il documento – sottoscritto da tutte le forze politiche – è stato il consigliere Matteo Rancan (Lega Nord), che fa il punto dopo due anni di apparente stallo: «La risoluzione approvata impegnerebbe la Giunta a farsi carico di questa proposta di fronte al governo. Dopo un vuoto di notizie dalla Regione, pochi mesi fa ho chiesto lo stato di avanzamento della pratica. Sono stato informato circa l’apertura di un confronto con Siae. Ritengo cruciale proseguire su questa strada, soprattutto nell’interesse del territorio piacentino che è ricco di sagre organizzate dalle pro loco. Poi, secondo me, bisognerebbe eliminare totalmente Siae favorendo una libera gestione dei diritti d’autore». In sintesi, è stata richiesta l’applicazione della direttiva europea Barnier che impone ai vari stati membri la rivisitazione delle norme in ambito di diritto d’autore, «per scardinare il monopolio Siae». Inoltre, la risoluzione punta sull’ottenimento dell’esenzione totale delle tariffe per le manifestazioni organizzate dalle amministrazione locali e dalle associazioni senza scopo di lucro che non prevedono un biglietto d’ingresso.

«La creatività, in particolare quella musicale, è il terzo settore economico della comunità europea. In Italia la musica ha da sempre un’indubbia rilevanza, contribuendo alla costruzione della nostra identità e alla promozione dell’immagine del nostro Paese nel mondo. Diversi comuni italiani hanno avviato progetti di sperimentazione con Siae per incentivare i circuiti musicali Under 31 e altre misure di agevolazione – chiosa Rancan -. L’industria del live deve ripartire attraverso incentivi concreti, non solo verso gli artisti ma anche nei confronti degli operatori del settore. Il compenso alla Siae non risulta giustificato quando non è possibile determinare con esattezza i brani riprodotti o nel caso d’assenza di collegamento con uno specifico autore, come per le canzoni della tradizione popolare. In questi casi, la società pare agire come un agente di riscossione a favore dello Stato e non dell’artista».

Anche la consigliera regionale Katia Tarasconi (Pd) ha firmato la risoluzione del 2016. Ma la sua battaglia contro le tariffe Siae pone le radici da ben prima. Nel 2014, in qualità di assessore al commercio del Comune di Piacenza, ha partecipato a un sit in insieme a commercianti, esercenti, ristoratori e residenti del centro storico contro la vertiginosa impennata dei costi per il diritto d’autore della “Notte blu”. «Non si può pensare di cancellare il diritto d’autore – evidenzia Tarasconi -, ma occorre rivalutare il calcolo delle tariffe. Quest’ultime non sono omogenee a livello nazionale, ma sembrano dipendere dalle interpretazioni delle sedi locali. Servono criteri più semplici e trasparenti. Qualche anno fa, ho speso 160 euro di diritti d’autore per la festa privata di compleanno di mia figlia con una trentina di invitati. Oggi costerebbe 79 euro: il prezzo è stato diminuito. Ma perché per un matrimonio fino a duecento persone l’ente chiede più del doppio, cioè 199 euro: le canzoni suonate e ascoltate non sono le stesse? La musica porta aggregazione e divertimento, perciò non va ostacolata con barriere economiche, oneri e lungaggini burocratiche». In un ordine del giorno dello scorso aprile, Tarasconi ha ribadito l’urgenza di «ridefinire il funzionamento dell’intero settore legato alle leggi sul diritto d’autore rendendo possibile una reale concorrenza fra organismi di gestione collettiva» e di «riformulare il funzionamento di Siae per garantirne una conduzione più chiara, equa ed efficiente».

«Sono un autore e per me la Siae rimane una garanzia»

Sul fronte Siae, dall’altra parte della barricata ci sono gli autori e gli artisti che vogliono tutelare la componente economica delle proprie opere. Perché “chiunque nel mondo potrebbe utilizzarle o modificarle senza consenso – si legge sul sito web dell’ente -, manipolandole e sfruttandole in modo inappropriato”. Uno di loro è il piacentino Carlo Lamberti, titolare dell’etichetta discografica “Digital store network”, specializzata nella diffusione dei brani di musica da ballo attraverso internet. «La Siae permette di garantirsi i proventi derivanti dalle utilizzazioni delle proprie canzoni. Ad oggi, è l’unico organismo con una struttura capillare in grado di gestire questo fenomeno complesso – interviene Lamberti -. Attualmente, purtroppo, non ci è dato sapere con esattezza quali siano i coefficienti impiegati per il calcolo dei nostri guadagni, i quali dipendono da una serie di fattori di difficile interpretazione. Il compenso legato alla Siae per le etichette sta aumentando, anche se non è mai all’altezza delle aspettative. Approssimativamente, quando viene riprodotta una canzone della “Digital Store Network”, il profitto è compreso tra i 30 e i 35 centesimi di euro. L’ente sta cercando di ammodernarsi, offrendo anche il servizio online per la compilazione del borderò – cioè l’elenco delle canzoni suonate durante una serata -. Prima, affidandosi solo allo strumento cartaceo, si rischiava di incorrere in inesattezze o strafalcioni a scapito degli autori e degli artisti, che così non vedevano riconosciuto l’utilizzo della propria opera». Insomma, sembrerebbero esistere parecchie lacune, ma per Lamberti «la Siae resta una garanzia. Non vorrei essere partner di nessun’altra società, soprattutto di quelle che trattano il diritto d’autore secondo logiche di libero mercato».

Nel mondo, infatti, stanno nascendo alcune società indipendenti per la gestione dei diritti d’autore musicali. Soundreef è quella più nota. Nata nel Regno Unito nel 2011 dall’intuizione di Davide d’Atri e Francesco Danieli, sostenuti da 85mila euro d’investimento di un piccolo gruppo di persone, in Italia sta raccogliendo nella sua scuderia numerosi volti noti, tra cui Fedez, Enrico Ruggeri e J-Ax. Stando ai dati diffusi nel giugno 2017, in Emilia-Romagna risultano iscritti a Soundreef oltre duecento artisti per la raccolta dei propri diritti d’autore. L’origine di questa startup viene così riassunta sul blog ufficiale: “In passato, le aziende europee che volevano trasmettere musica di sottofondo ai loro clienti e al loro staff dovevano pagare diverse società locali di gestione dei compensi, alle quali i musicisti affidavano la collezione delle royalties accumulate grazie all’uso della loro musica. Tali società hanno così detenuto per anni un monopolio incontrastato nella raccolta dei diritti, mentre le retribuzioni corrisposte agli artisti non sono mai state molto eque”.

Thomas Trenchi
(Pubblicato sul quotidiano Libertà)

Classe 1998, è giornalista pubblicista. Collabora con il quotidiano Libertà e l'emittente televisiva Telelibertà. Ideatore e gestore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), responsabile della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Per Telelibertà, ha curato lo speciale "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste realizzate durante la festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019.