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Filippo e Simone Inzaghi: due allenatori piacentini alla conquista della Serie A

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C’è stata una versione del Piacenza Calcio tutta italiana a cavallo degli anni ’90. Di quella squadra che tra il 1990 e il 1996 riuscì a passare dalla Serie C alla Serie A facevano parte due ragazzi che avrebbero scritto in futuro pagine importanti dello sport italiano: Filippo “Pippo” Inzaghi e Simone Inzaghi. Dopo una grandissima carriera da calciatori i due fratelli si ritroveranno contro per la prima volta da allenatori il 26 dicembre 2018 per Bologna – Lazio. E non sarà una partita come tutte le altre.

Filippo, classe 1973, è stato uno dei più grandi bomber della storia del calcio italiano. Partito a suon di reti dalla sua Piacenza e messosi in luce a metà degli anni ’90 con l’Atalanta, venne acquistato dalla Juventus nella stagione 1997/1998. In panchina c’era il futuro tecnico Campione del Mondo Marcello Lippi che ne fece subito il centravanti titolare. Ruolo ricoperto anche con Ancelotti come tecnico e onorato con 58 gol in 122 presenze.

Doti tecniche e fisico nella media, ma capacità di vedere la porta e fiuto del gol unici, Inzaghi fece innamorare Adriano Galliani che lo acquistò per il suo Milan nel 2001. In rossonero Pippo scriverà le pagine più importanti della sua carriera da calciatore e in undici stagioni realizzerà 73 reti fondamentali per la conquista di uno Scudetto e di ben due Champions League, una delle quali, quella del 2007, vinta grazie a una sua doppietta.

Simone, attaccante anche lui, seppur più tecnico e meno freddo sotto porta, è partito da Piacenza e dopo un lungo girovagare in prestito ha trovato la propria dimensione calcistica nella Lazio, società in cui ha giocato dal 1999 al 2010 (con due parentesi alla Samp e all’Atalanta) e di cui oggi è allenatore.

Appese le scarpette al chiodo, gli Inzaghi hanno tentato con fortune diverse la carriera da mister. Pippo ha esordito sulla panchina del suo amato Milan nel 2014/2015: un’esperienza chiusa con un poco lusinghiero decimo posto in campionato che lo convincerà a ripartire dalle categorie più basse.

A Venezia inizia la seconda parte della sua pur brevissima carriera da tecnico. Scelto per sostituire Favarin in Lega Pro, Inzaghi porta i suoi alla vittoria del campionato e alla promozione in Serie B prima di confermarsi come uno degli allenatori italiani più preparati nella successiva stagione in cadetteria, chiusa con la conquista dei playoff promozione.

Risultati che spingeranno il Bologna di Saputo a puntare su di lui come sostituto di Roberto Donadoni per il 2018/2019. La seconda chance di Serie A per Inzaghi che ha subito fatto capire il suo spirito: “Lavoro 12 ore al giorno, sono ripartito dalla C a Venezia per dimostrare di meritarla e ora non voglio più perderla. Ho una missione: rendere orgogliosi di me giocatori e dirigenza”.

L’inizio di stagione, però, non è stato dei più felici. Un punto in tre partite e già le prime voci di panchina a rischio. Ma Inzaghi ha reagito, ha reso più solida la squadra e con sette punti nelle gare successive si è portato fuori dalla zona calda della classifica. Ci sarà da lottare fino a fine campionato ma ciò che è certo è che SuperPippo non si arrenderà fino al fischio finale dell’ultima partita, come ha sempre fatto.

Diversa la parabola di allenatore di Simone, a tratti diametralmente opposta. Basti pensare che dall’esordio, nella stagione 2016, il più giovane degli Inzaghi ha portato i biancocelesti prima in Europa League e poi a giocarsi la qualificazione alla Champions fino all’ultima giornata dello scorso campionato. Una squadra estremamente solida e a tratti spettacolare, quella allestita dal tecnico, e candidata secondo secondo le previsioni di BetStars a giocarsi uno dei primi quattro posti anche quest’anno. Per riuscire nell’obiettivo dovrà conquistare tre punti proprio contro il fratello nello scontro del 26 dicembre al Dall’Ara.

Non sarà una partita come tutte le altre per i due che, seppur rivali in campo, non hanno mai smesso di mostrarsi stima reciproca come allenatori. L’ultimo attestato di ammirazione è arrivato pochi giorni fa con Filippo che ai microfoni di Sky dopo l’assegnazione della Panchina d’Oro ad Allegri ha sostenuto che il fratello (arrivato secondo a pari-merito con Sarri) avrebbe meritato di vincere l’ambito premio.