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Dalla carriera calcistica ai falafel, l’avventura del giovane marocchino Issam

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Issam
3 minuti di lettura

È una storia di immigrazione seguendo il pallone da calcio, quella del marocchino 35enne Issam El Maouardi. Ma anche della fuga da una «cultura chiusa», in cui non si è mai trovato a proprio agio. Se non, appunto, con i piedi infilati dentro alle scarpe coi tacchetti, cercando di afferrare il sogno di diventare un grande campione.

Oggi Issam gestisce un negozio di falafel – una pietanza mediorientale costituita da polpette di legumi speziate e fritte – in via Bianchi a Piacenza. Ha sposato una ragazza piacentina e cinque mesi fa è diventato papà. Milita nella società sportiva “Folgore” in seconda categoria, ma nella mente ha ben nitidi i ricordi che lo hanno portato a viaggiare dal Nordafrica alla Svizzera per amore calcistico.

«Sono nato a Rabat, la capitale del Marocco. Lì, già a due o tre anni, tutti i bambini giocano per strada. È uno sport molto sentito nel mio paese d’origine, forse è l’unico sfogo su cui si può fare affidamento – racconta Issam, mentre fa saltare in padella le zucchine nella cucina del suo locale -. In Marocco, sono arrivato a far parte di squadre di serie B e C nel ruolo da attaccante, nonché nelle giovanili del “FAR” (Association Sportive des Forces Armées Royales)», una delle compagini principali del campionato. Nel 2005, il ragazzo dice di aver avuto la possibilità di «firmare un contratto per il “Wydad Casablanca”», un club storico e prestigioso.

Qualcosa è andato storto: «Non mi sono presentato al primo giorno d’allenamento, perché ero giovane e disorganizzato. Così, per punizione, volevano aggregarmi alla primavera. Io invece mi sentivo pronto per il grande salto, perciò – contrariato dalla scelta dei dirigenti – sono tornato a Rabat», dove nel 2006 ha inaugurato il bar “Makavelli”.

Nel 2008, ha chiesto il visto turistico di un mese in Svizzera, per andare a visitare suo zio: «E per fortuna che ho messo in valigia le scarpe da calcio – sorride Issam -. In quelle settimane, ho svolto un provino per lo “Zurigo Fc”, nella massima serie svizzera. Non ce l’ho fatta. In compenso, però, ho iniziato ad allenarmi provvisoriamente con il “Red Star Zurigo”».

Dopo aver lasciato per trenta giorni il bar nelle mani del fratello, Issam è rincasato in Marocco. Una email improvvisa gli ha cambiato l’umore: proprio il “Red Star Zurigo” gli ha proposto un tesseramento professionistico. «Non ci ho pensato due volte – esclama -, ho lasciato i parenti, l’attività e gli amici, partendo per la mia nuova avventura. Purtroppo, quell’anno siamo retrocessi e sono stato costretto a cambiare squadra».

A quel punto, Issam è venuto a Piacenza. Nel nostro territorio, dal 2010, ha giocato con “Pontenurese”, “Royale Fiore”, “Bobbiese” e “Spes Borgotrebbia”. Tra le tante passioni, ha corso nella Placentia Half Marathon e adesso vorrebbe dedicarsi a tempo pieno al triathlon come autodidatta, oltreché – ovviamente – al falafel e alla famiglia.

Thomas Trenchi
(Pubblicato sul quotidiano Libertà)

Creatore e gestore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Collabora con il quotidiano Libertà e l'emittente Telelibertà. Ha realizzato alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Regista del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni”. Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017), curatore della raccolta “Sportello Quotidiano 2016-2017” (YouPubly, 2018) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018).