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cultura

Gli (s)Venerdì piacentini e altre assenze

CARAMELLE AGLI SCONOSCIUTI, rubrica a cura di Michela Vignola – Un’estate a metà, se la sera non esci.

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4 minuti di lettura

Mi sono sempre interessata alla vita culturale della città, anche in quegli aspetti che di artistico in senso stretto (e a volte anche lato) avevano ben poco, spesso muovendo critiche, ironizzando, lamentandomi del fatto che tutto all’ombra del Gotico ruota inevitabilmente attorno ai negozi aperti e poco altro. 

Con le dovute eccezioni, ovviamente, e con le tante persone che si impegnano con costanza, determinazione e passione per la buona riuscita delle mille iniziative, artisti, volontari, commercianti; in forme sempre diverse, con ore di lavoro, attese, emozioni… fatiche che una sera di pioggia può cancellare o rinviare “a data da destinarsi”. Performance spesso osservate con distratta noncuranza dal popolo dei venerdì piacentini, che tradizionalmente gira per le strade del centro più con un’idea di “struscio”, di “vasca”, di passeggio, che per godere effettivamente di quello che viene proposto. Si esce perché è venerdì. Quasi sempre senza sapere cosa c’è in programma. Un gelato, e poi si vedrà… 

In altri tempi questo sarebbe stato il tenore della mia Caramella, ma oggi no. Oggi no, perché ho una vertebra rotta e da 20 giorni passo in casa la gran parte del mio tempo, perlopiù sdraiata, ed esco solo quando è necessario, arrivando a sera stremata, dolorante, accaldata, anzi quasi sciolta da questo busto rinforzato che devo indossare tutto il giorno e che con 40 gradi non risulta esattamente piacevole. Quindi, in questa estate appena esplosa, per la prima volta sto vivendo una serie di non appuntamenti: gli svenerdì piacentini, la sfiera di Sant’Antonino in arrivo la prossima settimana, lo scinema al Daturi, gli sconcerti degli allievi del Nicolini… e chissà quante altre cose di cui improvvisamente non mi interesso perché non posso parteciparvi. 

La prima serata dei Venerdì piacentini 2019 (foto Blacklemon)

Ma la mente è vigile. Mi porta a riflettere, in questo immobilismo dorsale. Mi domando – sapendo che esistono – quali possano essere l’esistenza e il tenore dei pensieri di chi sceglie di chiamarsi fuori da tutto quello che accade, in rapporto a questi avvenimenti, e forse dalla vita della città in genere. Mi chiedo come stiano le cose per i tanti piacentini che la sera non escono, neanche d’estate, che non partecipano a niente, che non affollano le strade della locale movida. Magari troppo anziani. O troppo giovani. O magari troppo pigri, che vivono in provincia e non hanno voglia di prendere l’auto anche la sera. O che non vogliono allontanarsi dalle tranquille zone di periferia, come quella in cui vivo, dove la quiete delle panchine vicino alla chiesa a volte è più gradevole della folla di via XX Settembre. Piacentini, indigeni o importati, che non vivono nulla di ciò che accade in città. Magari saggiamente snob, ma non credo…

Non li giudico, in questo caso, anche perché qualche volta non si perdono davvero nulla di interessante e ultimamente ancora meno, visto che tante iniziative nel loro piccolo storiche stanno migrando altrove, sostituite da sagre della torta fritta o simili, ma questo è un altro discorso. Quello che voglio dire è che ho scoperto che si può vivere senza prendere parte a nulla… in una sorta di “non vita”, fluttuando sopra le cose, sopra gli spettacoli, i concerti, i musei aperti. E delle iniziative che ci saranno e di quelle che ci sono state leggere soltanto annunci e recensioni, i commenti belli e brutti della gente, accedere all’informazione locale senza avere mai la possibilità di esprimere un giudizio in prima persona. 

Penso a tutti quelli che non vanno mai al cinema, non si siedono mai tra le poltrone di un teatro, che magari non sono mai entrati alla Ricci Oddi e mi chiedo se davvero si può vivere anche così. Effettivamente è possibile. E accade in un attimo… Ti allontani, ti distacchi… Muori alla città. 

Festival, cinema ed eventi: sempre le stesse persone

In effetti sono tanti anni che, frequentando Festival, arene cinematografiche all’aperto e serate varie, incontro sempre le stesse persone: quindi, dove sono gli altri? cosa fanno? In queste giornate bollenti di inattività forzata mi sono chiesta cos’è l’assenza, qualcosa che cerchi o qualcosa che ti capita? 

Forse vaneggio per il caldo, mi sono detta. E confesso che anch’io ho passeggiato sui venerdì piacentini senza avere la minima idea di quello che accadesse, più concentrata sui gusti del gelato, sulle persone che avrei potuto incontrare… Ma oggi mi sono messa qui, ho cercato di guardare in modo oggettivo quello che c’è in programma stasera, tutte le cose che vorrei sentire, vedere e non posso, tutte le cose che effettivamente invece non mi interessano affatto, e mi manca da morire la possibilità di poter scegliere, di criticare, ma esserci! 

E’ questo il fascino, la forza ma anche la debolezza della vita culturale, di una città piccola come la nostra o di un intero Paese: che sembra centrale, insostituibile, vitale per tutti quelli che la vivono, e la amano, e vi mettono passione ed energia, e pagano biglietti, assistono a rappresentazioni, applaudono a qualcosa che è altro da sé. Ma può sembrare assolutamente qualcosa di inutile, la cultura, superflua, se non del tutto inesistente, per quelli che scelgono di chiudere gli occhi a quello che li circonda. Sia pure un giro in centro in una bollente sera d’estate. 

Michela Vignola

Insegnante, copywriter e giornalista, si descrive come una romanziera in pectore, con il classico blog nel cassetto. Docente di lettere e pubblicista, con un passato come giornalista e speaker a Radio Inn, oggi coordina Gioia Web Radio, l'emittente liceale del Gioia di Piacenza e collabora con varie agenzie di pubblicità come autrice di testi.