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Pellegrini piacentini in Terra Santa – Il racconto di Davide Reggi

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5 minuti di lettura

La notte del 3 agosto un gruppo di 60 ragazzi della Diocesi di Piacenza-Bobbio è decollato su un aereo diretto a Kiev prima e Tel Aviv poi, un pellegrinaggio in Terra Santa sarebbe stato l’obbiettivo del viaggio. Ebbene, definirlo solamente pellegrinaggio potrebbe essere riduttivo, certo è stato dedicato ampio spazio alla visita dei luoghi sacri, alla tematica spirituale e di fede, ma non è stato solo questo. Perché Israele è una realtà complessa, lo è stata negli anni, lo è tutt’ora, e questa complessità può fare tanti effetti a chi la visita. Può essere evitata, per togliersi da pensieri e idee troppo difficoltose, perché si è partiti con il semplice scopo di visitare luoghi di fede, e si pensa magari che essi siano asettici rispetto alla geopolitica che è girata intorno ad essi nei secoli. Si può tendere a prendere una posizione molto netta, da una parte dalla barricata o dall’altra, pro Israele o pro arabi palestinesi, ma anche questa rischia di essere una visione parziale e troppo semplificata. Oppure si può accettare di guardare in faccia la complessità, partendo da una visione appannata che potrebbe schiarirsi o potrebbe offuscarsi ancor di più: un quadro difficoltoso ma sicuramente reale che permette di imparare qualcosa del mondo in cui viviamo. Perché è davvero difficile fare un viaggio in Israele e tornare esattamente con le stesse convinzioni di quando si è partiti.
Ecco quindi tre luoghi e una testimonianza che rendono bene questa complessità, specchio di due popoli, tre religioni e una faticosissima convivenza che ha assoluta necessità di evolversi.

IL CENACOLO
Dai vangeli si identifica il Monte Sion come luogo dove Gesù decise di celebrare la Pasqua ebraica. Esso rimase in mano ai cristiani fino al 1524, e vennero costruiti una basilica ed un convento francescano, che fu però abbandonato nel 1551, dopo che il governo di Costantinopoli si era già appropriato della basilica. Al posto della basilica fu costruita una moschea, dato che i musulmani identificarono una tomba trovata nel luogo come quella del profeta Davide. All’istituzione dello Stato di Israele, nel 1948, il luogo fu sottratto ai musulmani, in quanto Davide è venerato anche dagli ebrei, ed attualmente rimane in mano ad essi. Oggi, per evitare disordini, è proibito celebrare liturgie all’interno del luogo ma ciò che lascia stupiti e fa comprendere l’aspetto politico di questi passaggi di proprietà è che probabilmente la tomba ritrovata non è assolutamente di Davide, ma addirittura posteriore alla morte di Gesù. Questo perché una tomba per gli ebrei è un luogo impuro e Gesù, ebreo osservante, non avrebbe mai celebrato la Pasqua in un luogo impuro. Ad avvalorare questa ipotesi c’è anche l’apertura del governo israeliano ad uno scambio di luoghi sacri tra appunto il Cenacolo e i reperti ritrovati della sinagoga di Cafarnao: se il Cenacolo fosse davvero la tomba di Davide il governo israeliano non si sognerebbe mai di aprire ad uno scambio simile.

IL MURO OCCIDENTALE
Il Muro Occidentale o Muro del Pianto è ciò che rimane del Secondo Tempio, eretto da Erode il grande. Il Tempio, per gli ebrei, è l’unico vero luogo di culto, essendo la sinagoga luogo di assemblea del popolo, istituito solo dopo la distruzione del primo nel 66 d.C. e la successiva dispersione degli ebrei al di fuori della terra israeliana. Esso, a differenza delle sinagoghe, è un luogo unico e poteva essere costruito solamente sul Monte del Tempio (scelto da Salomone), poteva perché la costruzione di un Terzo Tempio, per quanto auspicata dagli ebrei più estremisti, è attualmente impossibile. Infatti, il dominio musulmano su Gerusalemme dei secoli passati, e la tradizione islamica che vuole la collina come luogo di ascensione di Maometto al cielo, hanno portato alla costruzione su di essa della Moschea di Omar. Essa, insieme alla Moschea di Al-Aqsa rappresenta uno dei tre luoghi di culto più importanti per i fedeli musulmani.
Quest’ultima è stata oltretutto tra le prime sedi dell’Ordine dei Templari, che lì si insediarono dopo la prima crociata, nel 1119, e infine l’area sacra del monte è anche il luogo da cui si è scatenata la seconda Intifada. La causa scatenante è stata la passeggiata provocatoria che il leader politico israeliano Ariel Sharon fece nel settembre del 2000 sulla Spianata delle Moschee, accompagnato da più di cento poliziotti israeliani in tenuta antisommossa.

PADRE IBRAHIM E BETLEMME
Padre Ibrahim Faltas è un frate francescano egiziano, parroco di Gerusalemme dal 2004, che abbiamo potuto incontrare presso il Casanova, struttura per i pellegrini gestita dalla Custodia della Terra Santa. Esso è stato coinvolto nel 2002 nel cosiddetto Assedio alla Basilica della Natività, dove ha avuto un ruolo cruciale nella mediazione tra i palestinesi asserragliati nella basilica e l’esercito israeliano. L’assedio è avvenuto nel contesto della seconda Intifada, nella città di Betlemme, che anche attualmente vive in una situazione surreale. Il territorio è a gestione palestinese, in base ad accordi inizialmente propositivi con Israele, che però ha poi eretto un muro su tutto il territorio israeliano intorno alla cittadina, facendo di fatto decadere gli accordi precedentemente trattati. Le vie di accesso sono strettamente controllate dai militari israeliani, ed essendo la città circondata da terreno israeliano e vietato l’ingresso in esso a quasi tutti i cittadini palestinesi, questi ultimi si ritrovano praticamente intrappolati a Betlemme con pochissime possibilità di lavoro e prospettive sul futuro. Per quanto riguarda il conflitto del 2002, l’assedio, che avvenne dopo la penetrazione dell’esercito nella località, durò circa un mese (dal 2 aprile al 10 maggio) e furono coinvolti anche i monaci a custodia della basilica: il bilancio totale fu di otto morti, tutti palestinesi.

Davide Reggi

Classe 1995, da amante folle di cibo e vino si laurea in Scienze Gastronomiche a Parma, dove inizia a coniugare la passione con la scrittura. Ama il silenzio ma anche chi sa parlare, tanto da avere l'ipod pieno di monologhi; venera Marco Paolini, Roberto Bolano e chiunque si esprima con un po' di intelligente leggerezza.

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