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La storia di Gino, il madonnaro di Largo Battisti: l'arte come terapia

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Avete presente quel signore con la barba lunga e grigia, un cappellino sulla testa e i gessetti nelle tasche? Quell’uomo che disegna sul marciapiede tra Corso Vittorio Emanuele II e via XX Settembre? Si chiama Gino, ma per tutti è il madonnaro di Largo Battisti. 

Da diversi anni, probabilmente neanche lui si ricorda quanti, gira con uno zaino pieno di colori di città in città, talvolta prendendo il treno.

Tutto iniziò a causa di una donna: Gino si era perdutamente innamorato di una ragazza irlandese, così, viaggiando oltremanica per vederla, scoprì il piacere di visitare nuovi posti. Roma, la città dove lavorava come grafico, gli era ormai troppo stretta, e la crisi in quel settore lo portò ad una scelta coraggiosa: lasciare tutto e dedicarsi alla sua unica e vera passione, la pittura.

Imparò che l’arte non appartiene a lussuosi salotti o a grandi critici, bensì a chiunque voglia prenderla e farla crescere. La forza, spiega il nomade coi gessetti colorati, sta nella dedizione. L’amore per ciò che si fa porta la pazienza necessaria per rimettere in piedi ogni volta un’opera, più bella di prima. A Gino succede spesso: i suoi bellissimi disegni (sempre con al centro figure sacre, perché, dice, «Il cattolicesimo in Italia è determinante, non è una cosa così…») si sciolgono al batter della pioggia, eppure, quando la stanchezza fisica non s’oppone, è pronto a ricominciare da capo.

Piacenza rimane la città dove preferisce trascorrere il suo tempo, perché è tranquilla e accogliente. Ciò non vuol dire che lui, occhio vigile e critico del centro storico, non le riservi alcune critiche: «È troppo monotona, non s’organizzano eventi che facciano davvero divertire le persone». Per il madonnaro, «Quei venerdì un po’ strani di mezza estate» sono solo passerelle prive d’anima, che non trasmettono nulla a chi li vive. Lui vorrebbe più artisti di strada, più colori, più creatività.

E forse non ha tutti i torti. A volte vincono le cose semplici, quelle spontanee e festose, quelle in cui non conta quanto gel si ha sui capelli, ma quanta passione si ha nel cuore.

Guai a chiedergli se si sente emarginato. «La solitudine – risponde prontamente – spesso la soffrono di più tra le mura di casa». Il madonnaro di Largo Battisti, finché ci saranno i piacentini a sbirciare le sue opere, a decifrare la sua personalità, a domandargli come sta, non si sentirà mai solo.

Qualche rimpianto lo ha, qualche parente gli manca, qualche cosa in più vorrebbe averla fatta. A dire il vero, un lavoro lo accetterebbe. Per sua fortuna, al suo fianco ha sempre avuto l’arte: «È una terapia che mi aiuta ad andare avanti. Quando sono scoraggiato faccio un disegno triste, quando sono felice lo faccio più bello».

A Gino non interessa l’elemosina, non si considera un semplice accattone che infastidisce le persone per avere un po’ di monete, ma un artista. E, come tale, vuole comunicare qualcosa a chi lo osserva.

Improvvisamente, nel bel mezzo dell’intervista, tira fuori un cellulare vecchio, di quelli che non si distruggono neanche dopo un impatto a duemila metri d’altezza. Subito si giustifica, non vuole che si pensi che anche lui è caduto nella trappola del telefonino. Gli serve per contattare sua cognata che abita in Spagna, dove da poco è morto suo fratello. Vuole porgergli l’estremo saluto. Tuttavia, non sa ancora come e quando lo farà. Non ne ha idea.

Se un giorno non dovessimo vederlo, Gino potrebbe essere su una spiaggia ad Ibiza o sotto la Sagrada Familia. Con la sua fidata compagna di viaggio: l’arte.

Thomas Trenchi

(Pubblicato  il 24 marzo 2016 sul quotidiano Libertà)

Clicca qui per ascoltare la puntata “Gino, il madonnaro di Largo Battisti” trasmessa su Gioia Web Radio

Classe 1998, giornalista professionista dell'emittente televisiva Telelibertà e del sito web Liberta.it. Collaboratore del quotidiano Libertà. Podcaster per Liberta.it con la rubrica di viaggi “Un passo nel mondo” e quella d’attualità “Giù la mascherina” insieme al collega Marcello Pollastri, fruibili anche sulle piattaforme Spreaker e Spotify; altri podcast: “Pandemia - Due anni di Covid” e un focus sull’omicidio di via Degani nella rubrica “Ombre”. In passato, ideatore di Sportello Quotidiano, blog d'approfondimento sull’attualità piacentina. Ha realizzato anche alcuni servizi per il settimanale d'informazione Corriere Padano. Co-fondatore di Gioia Web Radio, la prima emittente liceale a Piacenza. Creatore del documentario amatoriale "Avevamo Paura - Memorie di guerra di Bruna Bongiorni” e co-creatore di "Eravamo come morti - Testimonianza di Enrico Malacalza, internato nel lager di Stutthof". Co-autore di “#Torre Sindaco - Storia dell’uomo che promise un vulcano a Piacenza” (Papero Editore, 2017) e autore di "La Pellegrina - Storie dalla casa accoglienza Don Venturini" (Papero Editore, 2018). Nel maggio del 2022, insieme ai colleghi Marcello Pollastri e Andrea Pasquali, ha curato il libro-reportage "Ucraina, la catena che ci unisce", dopo alcuni giorni trascorsi nelle zone di guerra ed emergenza umanitaria. Il volume è stato pubblicato da Editoriale Libertà con il quotidiano in edicola. Ecco alcuni speciali tv curati per Telelibertà: "I piacentini di Londra" per raccontare il fenomeno dell'emigrazione dei piacentini in Inghilterra nel secondo dopoguerra, con immagini, testi e interviste in occasione della festa della comunità piacentina nella capitale britannica dal 17 al 19 maggio 2019; “I presepi piacentini nel Natale del Covid”; “La vita oltre il Covid” con interviste a due piacentini guariti dall’infezione da Coronavirus dopo dure ed estenuanti settimane di ricovero in ospedale; il reportage “La scuola finlandese” negli istituti di Kauttua ed Eura in Finlandia.